BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ D'Alema-Renzi e la paura di un "elettore forte"

Infophoto Infophoto

La sinistra storica e le correnti della sinistra democristiana confluite nello stesso partito, il PD, hanno sempre difeso il diritto-dovere dei partiti di dire l’ultima parola sul Capo del governo e, se necessario, di cambiarlo nel corso della legislatura. La legislatura iniziata nel 1996 ha designato in corsa Prodi dal 1996 al 1998, poi D’Alema dal 1998 al 2000, poi Amato fino al 2001. Nel 2008 ha fatto cadere Prodi. Nel centro-destra questo problema non si è mai posto: Berlusconi è stato leader indiscusso di partito e di governo. Come è evidente, pesa qui la cultura politica, che ha elaborato la Costituzione del 1948, tutta centrata sul primato esclusivo dei partiti e sul “governo debole”. Democristiani, comunisti, socialisti, liberali hanno condiviso questo schema. Sarebbe troppo lungo qui rievocare le ragioni storiche – lo abbiamo già fatto in altre occasioni – che hanno portato alla costruzione di un assetto istituzionale, che prevede il bicameralismo perfetto, un governo debolissimo – uno ogni nove mesi in media fino al 1996, uno ogni 2 anni e mezzo in media dal 1996 al 2013 – una Presidenza di garanzia e un sistema elettorale proporzionalistico.

Basterà solo ricordare la paura del “ritorno del tiranno”, all’indomani di vent’anni di regime totalitario. Ogni volta che nel dibattito politico italiano fece capolino il tema del presidenzialismo, con conseguente identificazione di leadership di partito e di governo, le scomuniche dei partiti colpirono i tentativi di elaborazione teorica presidenzialismo con l’accusa di autoritarismo, di fascismo, di golpismo. Toccò all’Unione democratica per la Nuova Repubblica fondata il 1° marzo 1964 da Randolfo Pacciardi, espulso dal PRI nel dicembre 1963. Toccherà a Edgardo Sogno, accusato dal giudice Luciano Violante nel 1974 di aver progettato un “golpe bianco”, accusa da cui sarà prosciolto più tardi. Licio Gelli ci riprovò con la P2, che tuttavia si dedicava più che alle riforme istituzionali a ben più lucrosi e loschi affari. La Quinta repubblica gollista fu il punto di riferimento. Va detto che lo stesso Mitterrand, che dal 1981 farà un uso spregiudicato del presidenzialismo, attaccò a suo tempo De Gaulle, accusandolo di perpetrare “un colpo di stato quotidiano”. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Ma non per D’Alema, le dernier cri del togliattismo. Anche quando la sinistra arrivò ad accettare un sistema elettorale maggioritario, sull’onda del referendum vittorioso di Mario Segni del 18 aprile 1993, subito, in alleanza con la sinistra dc, si ingegnò a fare una legge elettorale che tenesse conto per il 25% delle esigenze proporzionalistiche dei partiti: ed ecco il Mattarellum, che non a caso prende il nome da un esponente di prestigio della sinistra dc. Ma quand’anche, non legò mai il nuovo sistema elettorale alla necessaria e inevitabile modifica del sistema istituzionale, che continua a far eleggere il capo del governo dal Parlamento, cioè dai partiti.