BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ D'Alema-Renzi e la paura di un "elettore forte"

Pubblicazione:sabato 6 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 6 luglio 2013, 10.26

Infophoto Infophoto

Oggi, 2013, benchè ormai una parte maggioritaria dell’opinione pubblica, almeno stando ai sondaggi, sia favorevole al presidenzialismo, la sinistra storica e gli ex-dc difendono con le unghie e con i denti il vecchio sistema. Favorevole l’opinione pubblica, perché i governi di centro-sinistra e di centro-destra hanno dimostrato una quasi totale impotenza di fronte alla crisi finanziaria ed economica mondiale, diversamente dai loro omologhi europei. D’Alema difende ostinatamente il “governo dei partiti”, di fronte all’evidenza della loro incapacità e impossibilità di sciogliere gli intrecci corporativi che legano la società italiana. Incapacità strutturale: giacchè i partiti sono i maggiori beneficiari, responsabili nonché rappresentanti del blocco corporativo che sta soffocando il Paese. Lo stesso governo Letta è più il prodotto di un reciproco assedio dei partiti, ai quali il Presidente Napolitano ha imposto un “vincolo esterno”, che gli esponenti del Partito d’azione già auspicavano negli anni ’40. Napolitano si è fatto coraggiosamente cinghia di trasmissione di quel vincolo, stando perigliosamente sul crinale istituzionale oggettivamente ambiguo che separa la presidenza di garanzia da “una presidenza di governo”.

C’è anche una ragione politica, per la quale D’Alema si propone di contrastare l’idea di Renzi: è quella della difesa strenua del governo Letta. Anche Renzi lo difende, si intende, ma con motivazioni diverse. Per Renzi, Letta può traghettarci fuori dalla crisi nel giro di un paio d’anni e farci tornare ad una sana competizione tra sinistra e destra per il governo del Paese. Dunuqe, difesa tattica per l’immediato futuro. D’Alema difende Letta per questa ragione tattica, ma al contempo perché la situazione assegna ai partiti un ruolo centrale. E con ciò torniamo al punto di inizio. Che è molto semplice: dietro la paura del tiranno, sta in realtà quella più profonda e più realistica dell’avvento sulla scena politica di un “elettore forte”. L’elettore forte è quello che con una scheda sceglie il proprio rappresentante in Parlamento e con l’altra scheda sceglie direttamente il Capo dello Stato e di governo. Modello americano? Modello francese? Modello inglese? La discussione ormai ventennale su questi modelli e sulla loro presunta inapplicabilità al sistema politico italiano tradisce la preferenza della sinistra e degli ex-dc per un “elettore debole”. Ad onta di ogni retorica della società civile e della cittadinanza attiva. Grillo crede che basti la Rete. In realtà, la democrazia italiana è arrivata in un vicolo cieco: o riequilibra la gamba del rappresentare con quella del governare o zoppicherà sempre più vistosamente. La storia europea del ‘900 insegna che dal sonno della democrazia – come da quello della ragione – nascono i mostri.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.