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SONDAGGI/ Il Pdl si "allea" con Letta e ruba il posto (e i voti) al Pd

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Secondo i sondaggi di quest’ultima settimana, il Pdl di Silvio Berlusconi, che sta ritornando alla vecchia etichetta di Forza Italia, sarebbe in testa, sopravanzerebbe cioè il Partito democratico, che, dopo le ultime elezioni amministrative, sembrava in continua crescita e manteneva da alcune settimane la prima posizione come partito. Il risultato, anche se parziale e ovviamente a rischio di errore statistico nella valutazione complessiva, è diventato oggetto di discussione in un momento politico che è sempre delicato e soprattutto nella situazione di crisi economica che coinvolge sempre di più gli italiani.

Arnaldo Ferrari Nasi è docente di Analisi della pubblica opinione nell’Università di Genova. È un sociologo, un ricercatore, e spesso interviene su alcuni quotidiani. I suoi giudizi sono in genere molto ponderati e tengono conto anche delle variazioni marginali, cercando poi le spiegazioni. Di fronte a questa valutazione, Ferrari Nasi si limita a dire: “È plausibile. In questo momento si può dire che la valutazione è accettabile. Da alcuni giorni almeno tre fra i grandi istituti di ricerca valutano il Pdl davanti al Pd. Quindi la notizia si giustifica e le si può dare credito. Ma farei molta attenzione a rilevare un vero e proprio trend di questo tipo. In questi casi bisognerebbe andare a vedere il fatto scatenante di questo trend. Non lo vedo chiaramente”.

Nel Pd c’è di nuovo “aria di burrasca”, nel contenzioso piuttosto duro che si è creato tra un personaggio storico del Partito democratico come Massimo D’Alema e il “rottamatore” Matteo Renzi.
Può essere una spiegazione, ma non mi sembra ancora un fatto scatenante. Il margine di errore in questi sondaggi, che pure rilevano alcune verità, è alto, intorno al tre per cento. Quindi le indicazioni possono essere solo di massima. Può darsi che il “nervosismo” del Pd abbia provocato qualche spostamento, ma ripeto, è presto per parlare di trend.

Lei è stato piuttosto preciso, a febbraio, nel rilevare la tenuta, se non il “successo” del Pdl alle ultime elezioni politiche.
Ho sempre pensato che questi due partiti, sia il Pdl che il Pd, hanno un loro elettorato e un loro peso. Il successo del Pdl è stato dovuto al fatto che Berlusconi “parlava al suo popolo”, riusciva a farsi capire dal “suo popolo”, mentre in campagna elettorale il Pd non riusciva a trovare un accordo con il “suo popolo”. Il nodo del risultato della campagna elettorale sta in questo fatto. Ora, può darsi che in questi ultimi tempi, il Pdl abbia mantenuto più coerenza su quello che vuole ottenere da questo governo. Penso ad esempio alle frasi di Renato Brunetta sull’Imu e ad altri temi di carattere economico. Questa può essere un’interpretazione degli ultimi rilevamenti. E ci può essere un vantaggio del Pdl, che maniene una sua coerenza, rispetto a un Pd che ha ricominciato a litigare al suo interno.


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