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SCENARIO/ 2. I troppi errori di Renzi "regalano" Letta a Berlusconi

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L’errore principale è però quello politico - ovvero la più recente posizione assunta - di Matteo Renzi e che consiste nel presentarsi come un nuovo “smacchiatore” antiberlusconiano.

Negli ultimi due anni Renzi era invece cresciuto nell’opinione pubblica come il rottamatore non solo di persone, ma di un’epoca, quella della cosiddetta “guerra civile”. Soprattutto era apparso come il leader del Pd più convincente per uno sfondamento nell’elettorato non di sinistra.

Negli ultimi due mesi invece Matteo Renzi, puntando alla conquista del partito e guardando quindi soprattutto agli attivisti del Pd, è sembrato spostarsi molto a sinistra. Ha cercato cioè di guadagnare il consenso dei malcontenti delle “larghe intese” mettendo sotto accusa Letta e persino Napolitano come responsabili di aver rimesso in gioco il Cavaliere e presentando se stesso come il campione della vittoria finale sull’Innominabile.

Egli rischia così di perdere il carisma del pacificatore che volta pagina mettendo alle spalle i veleni, ma soprattutto - in questa ricerca di consensi persino tra i no-Tav e i “giovani turchi” -  sta offuscando il suo “valore aggiunto” e cioè quello di poter essere un candidato che strappa a Berlusconi elettori di centro e moderati.

In conclusione Renzi spostandosi a sinistra si sta disarmando. Egli ha molta fretta. Teme che il passare del tempo con Letta a Palazzo Chigi non lo agevoli e vorrebbe una crisi che gli apra al più presto la strada per la premiership.

Ma il vero ostacolo che ha di fronte è la percorribilità del ricorso alle urne senza modifica della legge elettorale. Il presidente della Repubblica di fronte ad un’eccezione d’illegittimità sentenziata dalla Corte costituzionale non è più in grado di sciogliere le Camere senza una nuova legge. E chi può fare, in simile Parlamento, una nuova legge elettorale se non l’attuale maggioranza di governo di “larghe intese”? Sembra, infatti, improbabile che il Pd possa procedere unito in materia cercando maggioranze risicate e improvvisate (con Grillo o ex grillini). Le chiavi della legislatura rimangono quindi ancora in mano a Napolitano e Letta.

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