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SCENARIO/ 2. I troppi errori di Renzi "regalano" Letta a Berlusconi

Pubblicazione:lunedì 8 luglio 2013

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I “falchi” di Pd e Pdl sembrano in ritirata, ma la stabilità del governo è assicurata solo fino ad autunno. Per il momento sono tramontate assemblea congressuale del Pd ed elezioni anticipate entro poco tempo dopo l’estate. In sostanza tutto è rinviato a dopo la sentenza della Cassazione su Berlusconi che è attesa in ottobre. Ed è, infatti, in previsione di quel verdetto che ruota il riposizionamento in corso nel Pd e nel Pdl.

Nel Pdl il nervosismo su Letta è calato e la linea che prevale è quella di rafforzare la leadership del Cavaliere, ma evitando ogni estremismo che possa portare a isolamento. Berlusconi è quindi “falco” e “colomba” al tempo stesso. Da un lato procede a un “giro di vite” con rifondazione-epurazione del proprio partito in modo da avere alle spalle una formazione compatta di fronte al verdetto della Cassazione, dall’altro si attesta come elemento fondamentale per la stabilità del governo e del generale assetto istituzionale del Paese. Su questa linea il Pdl si arrocca quindi come nuova “Forza Italia”, ma non richiama gli “ambasciatori” presso il governo pur considerato una sorta di paese “estero”. “Falco” e “colomba”: insostituibile nel Partito e insostituibile per l’equilibrio del Paese. L’obiettivo è una sentenza non “irresponsabile”, ma che tenga conto dell’interesse alla stabilità italiana.

Nel Pd Matteo Renzi è anch’egli un “falco” in panchina nel senso che si riserva di tornare alla carica se in ottobre la situazione dovesse precipitare. Nell’immediato deve però scontare una certa imprudenza. Se la riunione dei “fedeli” del suo antagonista Bersani si è trasformata in una sorta di convention che ha ricompattato la maggioranza sia degli ex Ds sia degli ex Margherita (mentre nelle ultime settimane da D’Alema a Franceschini si guardava con favore al sindaco di Firenze), forse qualche errore è stato fatto.

Non si tratta solo di tattica, anche se troppa sicumera è sempre controproducente. In sostanza Renzi nelle ultime settimane ha ripetuto l’errore che per la verità ha illustri precedenti - da Craxi allo stesso Bersani - e cioè quello di prenotare Palazzo Chigi e promettere Quirinale infischiandosene degli inquilini che li stanno abitando. In questo caso con due aggravanti: si tratta in primo luogo d’inquilini appena eletti e in secondo luogo appartengono entrambi a una comune matrice di sinistra, anzi il premier è dello stesso partito del Sindaco di Firenze.

Se c’è stata una reazione-correntone contro il Sindaco di Firenze ciò è dovuto al fatto che Matteo Renzi ha dato l’impressione di puntare a essere un segretario plenipotenziario del Pd che liquida Letta portando a elezioni immediate e mettendo da parte in blocco tutti gli altri leader. Salvo, appunto, Romano Prodi, rispecchiando l’intesa che si profila tra il renziano Della Valle e il prodiano Bazoli nella vicenda Rcs-Corriere della Sera.


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