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Politica

VITTADINI/ Emergenza uomo, siamo ancora ostaggi dell'ideologia

Giorgio Vittadini, presidente Fondazione Sussidiarietà (InfoPhoto)Giorgio Vittadini, presidente Fondazione Sussidiarietà (InfoPhoto)

Perché anche il tema dell’Europa ha a che fare con le ideologie. Solo superando le ideologie del nazionalismo si può arrivare a quell’Europa unita che avevano in mente i suoi fondatori. L’Europa è il punto possibile di una ripresa; è l’occasione per rilanciare valori alti della politica. All’incontro ci sarà il premier Letta, e un videomessaggio del presidente Napolitano.

Quali ministri verranno al Meeting?

Giovannini, Carrozza, Delrio, Cancellieri, Alfano, Lupi, Mauro... Parleranno tutti di temi concreti, non di prospettive politiche. La gente del Meeting quest’anno farà più fatica degli anni scorsi a venire a Rimini e non vuole sentire chiacchiere. Vuole che si affrontino i problemi che vive tutti i giorni.

Che cosa pensa del governo Letta?

Personalmente sono per la sua continuazione a oltranza. Siamo come in guerra, e abbiamo bisogno di una continuità di governo. Non possiamo permetterci altri mesi di campagna elettorale e di contrapposizioni.

Le sembra possibile  che Pd e Pdl possano stare  insieme a lungo?

Vede che anche qui è tutto un problema di ideologia? È chiaro che stare insieme comporta, per ciascuno, la rinuncia a qualcosa. Ma non credo che nel 1946 le contrapposizioni ideologiche fossero minori. Eppure, ci si mise insieme per uscire dalla crisi. Così bisogna fare oggi. Anche questo fa parte dell’emergenza uomo. E poi guardi, visto che stiamo dicendo che bisogna privilegiare l’esperienza sull’ideologia, pensiamo alla Germania:  con un governo di unità nazionale, ha svoltato.

Che cosa pensa della condanna a Silvio  Berlusconi?

Sono d’accordo sul fatto che le sentenze vadano rispettate ed eseguite. Ma sono anche convinto che, nel rispetto della sentenza, a Berlusconi possa essere garantita l’agibilità politica.

Negli anni scorsi Berlusconi al Meeting è stato spesso applaudito. Vi ha deluso?

Ha cercato di fare una rivoluzione liberale.  Non ci è riuscito, e non solo, come dice lui, per colpa degli alleati: c’è anche un deficit di cultura politica nel suo schieramento. Ma il bisogno di cui era portatore c’è ancora: è la liberazione dallo statalismo.

Molti dicono: il Cavaliere  è finito.