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VITTADINI/ Emergenza uomo, siamo ancora ostaggi dell'ideologia

Pubblicazione:lunedì 12 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 15 agosto 2013, 17.19

Giorgio Vittadini, presidente Fondazione Sussidiarietà (InfoPhoto) Giorgio Vittadini, presidente Fondazione Sussidiarietà (InfoPhoto)

Non so se sia finito e credo che il problema non sia questo. Il problema è se, Berlusconi o no, il centrodestra ha un pensiero sulla evoluzione liberale del nostro Paese.

Che cosa pensa della cosiddetta questione-giustizia?

Che anche questo sia un problema che esiste al di là del caso Berlusconi. Continuare a collegarlo a lui vuol dire non volere affrontare la questione. Io sottoscriverei parola per parola tutto quello che hanno scritto i saggi. Una riforma della giustizia va fatta: in modo equilibrato, bipartisan, ma va fatta. E subito. L’ha detto anche Napolitano.

Formigoni verrà al Meeting? E che cosa pensa di lui?

Sì, anche se non come relatore. I suoi diciassette anni in Lombardia sono stati il miglior esempio di rivoluzione liberale applicata in Italia. Su scuola, sanità, aiuto alle imprese... Ha commesso reati? Verificherà la magistratura. Ma eventuali errori non devono impedirci di vedere se la Regione ha funzionato. Nel caso di Formigoni sono emersi due  estremismi: quello di chi dice che gli errori personali non c’entrano con la politica, e quello di chi vorrebbe buttare via anche il bambino con l’acqua sporca. Io non ci sto.

Anche questa è ideologia?

Sì, una delle ideologie del nostro tempo è proprio questa. Ci  impone, in automatico, di schierarci sempre vedendo, di ogni fatto e di ogni persona, solo il bianco o solo il nero. Questo non è realistico. Questo è Robespierre.

Ma Robespierre era convinto di essere nel giusto.

Solzenicyn in Arcipelago Gulag raccontava di quando buttavano i dissidenti nello zoo di Mosca convinti di fare il bene, e commentava: il malvagio antico, Otello, sapeva di essere malvagio; il malvagio moderno si sente giustificato dall’ideologia. Questo vogliamo dire al Meeting: che l’ideologia acceca. E che nulla, neanche un’appartenenza religiosa, può eliminare l’esigenza della ricerca della verità.



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