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BERLUSCONI & PDL/ Polito: da Napolitano una "doppia" agibilità politica

Pubblicazione:mercoledì 14 agosto 2013

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Non solo un monito a rispettare le sentenze, cioè a distinguere politica e vicende giudiziarie. Ma anche una nuova "investitura" politica, perché un partito che raccoglie milioni di voti e sostiene il governo ha il diritto di decidere di se stesso, senza farsi "decapitare" dai giudici. È questo, secondo Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera e acuto inteprete del Quirinale, il succo della giornata politica di ieri, conclusasi con l'attesissima - da Berlusconi e dai suoi antagonisti, per diverse opposte ragioni - dichiarazione del capo dello Stato sulla "agibilità politica" del leader del Pdl.

Polito, quale scenario politico apre la nota di Napolitano?
Uno scenario di grande ragionevolezza, direi, in cui si separino le vicende giudiziarie dalle vicende politiche, si stabilisca un sensato equilibrio dei poteri e soprattutto non si metta pericolosamente in discussione l'equilibrio raggiunto dopo le elezioni, in un momento in cui finalmente sembre aprirsi uno spiraglio per uscire dalla crisi dello spread e della recessione.

Secondo lei si può escludere che Berlusconi tolga il sostegno al governo Letta?
Questo non lo so. Certo il capo dello Stato invita Berlusconi a non farlo e gli ricorda con estrema chiarezza che il potere di scioglimento delle Camere è suo. Le ipotesi a questo riguardo sono definite, in modo netto, "arbitrarie" e "impraticabili". Tradotto: mandare tutti a casa spetta a Napolitano e il presidente non intende farlo.

Quindi?
Quindi, Berlusconi accetti la sentenza - il che naturalmente non vuol dire smettere di criticarla o di dichiararsi innocente - ed eviti ritorsioni politiche minacciando la vita istituzionale. Poi viene la seconda parte del comunicato.

Quella relativa alle "attese alimentate nei miei confronti", scrive Napolitano. Anche se "nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta". Ma la strada è aperta. O no?
Nel momento in cui la grazia venisse chiesta nei modi previsti dalla legge il capo dello Stato avrebbe l'obbligo di valutarla; non sarebbe un atto di liberalità, quello di prenderla in esame, ma un atto dovuto, fatto in modo conforme alle leggi e alla prassi. È vero: certamente è una strada che resta aperta per Berlusconi. Però, più che basata sulle carte o sul provvedimento di clemenza, il quale oltrettutto sarebbe assai in là nel tempo e non potrebbe esser considerato come una riparazione o un'assoluzione, a me pare che la vera apertura sia un'altra e sia prettamente politica.

Cosa intende dire?


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COMMENTI
14/08/2013 - Bravo Napolitano! (Luigi PATRINI)

Condivido pienamente il giudizio di Polito e confesso che, da antico democristiano, sono anche un po' meravigliato - piacevolmente meravigliato - che un ex comunista sia stato così equilibrato e saggio. Si vede che gli uomini saggi sono come il buon vino: il saggio può commettere qualche errore (e Napolitano ne ha commessi anche lui, come ogni politico ed ogni uomo!), ma se è saggio, sui tempi lunghi ...migliora ancora di più e la sua saggezza si vede. Nulla da aggiungere a quanto dice molto bene e con chiarezza Polito. Solo una preghiera: chi pensa al difficile momento del Paese, dell'Europa e del mondo intero non cessi di pregare che il Signore aiuti i politici ad essere saggi! Speriamolo anche per la nostra Italia: nessuno dei leader osi far prevalere quello che crede un suo vantaggio: se il Paese affonda non ci sarà nessuno, ma proprio nessuno che ci guadagna! Che non prevalga la logica del "muoia Sansone e con lui tutti i filistei!"