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Politica

BERLUSCONI INCANDIDABILE?/ Il giurista: la legge Severino non può fermarlo, serve il voto del Senato

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

E' un articolo che si limita a dire che "Qualora una causa di incandidabilità di cui all'articolo 1 sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione". E' una norma che non risolve il problema perché non poteva risolverlo. Su cosa delibera la Camera di appartenenza? Se delibera ai sensi dell'articolo 66 Cost. - come non può che essere - deve deliberare sulla incompatibilità o sulla ineleggibilità. Ma questa è incandidabilità. Perché uno deve lasciare il mandato?

Già, perché?
Perché all'art. 1 della legge si dice che "Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore" i condannati oltre i due anni? Non è casuale che si utilizzi una formula così generica, che non rientra nei casi dell'art. 66 Cost. Il punto è che finchè c'è l'art. 66 Cost. la legge non può stabilire l'interruzione del mandato senza un voto delle Camere senza violare automaticamente la Costituzione. E, piaccia o non piaccia, non lo può fare neanche la magistratura, quale che sia la logica che si vuole spacciare in giro.

La legge Severino non potrà quindi impedire a Berlusconi di candidarsi? 
Di candidarsi, allo stato dei fatti e finché c'è questa legge un po' raffazzonata, glielo può impedire benissimo. Che chi è condannato se ne debba andare automaticamente, invece, è molto dubbio. Del resto qualcosa del genere era stato ventilato nei giorni scorsi da Piero Alberto Capotosti in una intervista al Corriere. La verità è che il voto del Senato non potrà in alcun modo essere presentato come un adempimento necessario della sentenza della Cassazione. Semplicemente perché non lo è. Di fronte alla formula per cui 'Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità' c'è poco da interpretare.

E l'evidenza, al di là delle interpretazioni, quale sarebbe?
Qui le Camere devono operare una valutazione di carattere squisitamente politico, insindacabile se non dagli elettori. In altre parole questo voto non può ridursi in alcun modo a una pura e semplice presa d’atto di quanto deciso dalla magistratura. Sono tutti qui i rischi per la tenuta del Governo che l'ultima esternazione di Napolitano ha cercato di esorcizzare. Siamo al punto per cui il Pd dovrà votare per fare interrompere il mandato del suo principale alleato di governo. Oppure dovrà andare a spiegare ai suoi elettori che ha votato per salvare il mandato di Berlusconi. A pensarci è una situazione surreale e anche un po' ridicola. E allora si cerca di mascherare tutto con la storia della presa d'atto e sul fatto che questo sarebbe un voto a rime obbligate. 

Intende dunque dire che in questo caso la magistratura non può interferire con una decisione che spetta esclusivamente al Parlamento? 


COMMENTI
16/08/2013 - Un po' di chiarezza (Franco Labella)

Da modesto docente di Diritto vorrei fare qualche osservazione sulle tesi del prof. Mangia che sostiene l'inutilizzabilita' della legge Severino. La prima osservazione riguarda la tesi secondo la quale il Senato potrebbe con una sua decisione politica bloccare gli effetti di una sentenza passato in giudicato. Non mi pare che la Costituzione lo preveda in alcun punto ed in ogni caso l'evenienza aprirebbe quanto meno lo spazio ad un intervento della Consulta per un evidente conflitto tra poteri. Per usare i toni ed il linguaggio del prof. Mangia ancora piu' singolare e' il ragionamento di una pretesa incostituzionalita' della legge Severino ictu oculi e cioè' senza un intervento della Consulta. Ancora piu' singolare e' la tesi che una sentenza definitiva di condanna sarebbe l'esplicitazione solo dell'autonomia della magistratura e non un caposaldo di civilta' giuridica. Il cittadino senza conoscenze giuridiche di base (come gli studenti italiani dopo la gelminiana eliminazione dello studio del Diritto nelle superiori) leggendo questo come altri articoli non puo' che restare perplesso e senza elementi di giudizio. Che ne pensa il prof. Mangia di una campagna per ripristinare lo studio del Diritto nelle scuole e rendere almeno intellegibili interventi come il suo? Prof.Franco Labella coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia