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OMOFOBIA/ La legge è solo una battaglia, la vera guerra saranno le nozze gay

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La Camera dei deputati  La Camera dei deputati

“La legge sull’omofobia è una tappa per arrivare al matrimonio e alle adozioni da parte dei gay, passando dal riconoscimento dei diritti e delle unioni civili. Negli Stati Uniti si afferma che i generi, maschile e femminile, sono superati e che si tratta soltanto di una scelta soggettiva. Il rischio è che su questa strada presto anche l’Italia arrivi alle stesse conclusioni”. Ne è convinto Giancarlo Cerrelli, vice presidente nazionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani. L’approvazione della legge sull’omofobia, che doveva essere votata in questi giorni, alla fine è slittata alla riapertura dei due rami del Parlamento dopo la pausa estiva, che avverrà il 6 settembre per la Camera e il 4 settembre per il Senato. La battaglia è quindi rimandata, ma comunque se ne riparlerà dopo la pausa estiva.

 

La legge contro l’omofobia, se approvata, introdurrebbe per la prima volta il reato d’opinione nel nostro ordinamento?

Per come è attualmente predisposta la legge, certamente sì. La norma è innestata sulla legge Reale-Mancino, introdotta nel 1993 per fronteggiare le discriminazioni razziali attraverso sanzioni già di per sé molto restrittive. Con il ddl che reca la firma di Ivan Scalfarotto (Pd) e Antonio Leone (Pdl) si vogliono creare due nuove fattispecie, quella dell’omofobia e quella della transfobia. Questi due nuovi reati non hanno dei contorni precisi nel nostro ordinamento giuridico, nel quale i due termini sono disconosciuti.

 

E quindi?

Dal momento che omofobia e transfobia non sono definiti in modo chiaro, verrebbero a essere interpretati dalla magistratura. I giudici potrebbero così fare incorrere più di qualcuno in un reato d’opinione soltanto per il fatto di avere proferito determinate idee relative all’omosessualità. Se per esempio un catechista dovesse dire che il matrimonio gay è contrario alla natura, potrebbe incappare nelle maglie di qualche magistrato. Ciascun singolo giudice potrebbe interpretare la norma in modo militante per rieducare il popolo italiano. Questa legge così come vuole essere concepita mira infatti ad attuare una sorta di pedagogia, attraverso una serie di sanzioni accessorie previste già dalla legge Reale-Mancino. Chiunque dovesse in qualche modo discostarsi da una sintonia con il legislatore sarà dunque punito.

 

Ritiene che le discriminazioni contro le persone omosessuali richiedano una specifica legge?

L’omofobia non necessita di una legge particolare, perché l’ordinamento giuridico italiano prevede ampiamente delle norme per una disciplina che sanziona chi i comportamenti violenti o discriminatori nei confronti di qualsiasi persona. Specificare alcune categorie di soggetti significa quindi in qualche modo discriminarne altre. Credo quindi che una legge come quella sull’omofobia sia molto pericolosa. Non intendo assolutamente dire che debba essere consentito discriminare gli omosessuali, quanto piuttosto che non c’è nessuna urgenza di tutelarli in una norma apposita.

 

La stigmatizzazione nei confronti delle persone omosessuali è ancora molto forte?

In realtà nella cultura ormai essere omosessuale non è più visto come motivo di discriminazione. Nei film e nei rotocalchi l’omosessualità è considerata à la page, e quindi se uno la dovesse pensare diversamente dai mezzi di comunicazione è già tacciato di omofobia. Da questo punto di vista credo ci sia già una cultura che non discrimina apertamente gli omosessuali.

 

Qual è dunque lo scopo di questa legge?


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