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L’INTERVISTA/ Letta: basta compitini, liberiamoci dell'Europa del rigore

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

È vero: fare industria in Italia è difficile perché molti fattori di svantaggio competitivo - esogeni ed endogeni al sistema produttivo italiano - condizionano i processi economici e sociali. Su questi fattori, però, stiamo lavorando e continueremo a farlo per dimostrare a tutti che, per quanto sì difficile, fare impresa in Italia è possibile. Penso ai tanti provvedimenti approvati nei nostri primi 100 giorni. Penso al “decreto Fare” e alle misure contro la burocrazia eccessiva, allo sblocco dei cantieri delle infrastrutture, alla nuova “Legge Sabatini” che incentiva l’acquisto di macchinari da parte delle piccole e medie imprese. Penso agli “ecobonus” per il risparmio energetico, gli elettrodomestici, i mobili. Penso al nuovo Piano della Cassa depositi e prestiti che il governo, nella sua funzione di azionista, ha contribuito a indirizzare nella direzione di una nuova politica industriale, più selettiva e lontana anni luce dalla logica degli investimenti a pioggia. Penso, infine, al grande progetto “Destinazione Italia”, che presenteremo a settembre per ribadire un messaggio chiaro: vale la pena di investire in Italia.

 

Cosa fare per ridare fiato al sistema delle nostre imprese? A parte il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, che costituisce però un dovuto pregresso, non pare di vedere all’orizzonte provvedimenti incisivi. L’autunno porterà con sé qualche provvedimento concreto?

Molti degli interventi adottati li ho appena descritti. Mi permetto di ribadire, benché riconducibile a un “dovuto pregresso”, l’importanza dell’azione sui pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione, perché la tempistica può fare la differenza per far sì che le imprese siano in grado di cogliere e supportare la ripresa. Altri due temi essenziali riguardano la programmazione dei fondi europei e, come dicevo, il nuovo ruolo della Cassa depositi e prestiti, presidio essenziale per il supporto all’impresa e allo sviluppo.

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COMMENTI
17/08/2013 - ARIA FRITTA (Ambrogio Negri)

Il solito concentrato di qualunquismo politico di veltroniana memoria: poche idee, populiste e confuse. Sarebbe stata più interessante la Bonino.

 
17/08/2013 - Quando? (Diego Perna)

Sono anni che sento bei discorsi, quanto mi piacerebbe vedere dei cambiamenti reali !

 
17/08/2013 - Chi ha rovinato questo paese (Vanishing Leprechaun)

Sono trent'anni (per l'esattezza dal 1981) che "facciamo compiti a casa", strangolati dagli alti interessi sul debito grazie ad Andreatta (l'idolo di Letta), Ciampi e già allora Monti, cosa che ci ha impedito di fare una politica tributaria decente ed equa: l'Italia è l'unico paese al mondo che tartassa i redditi bassi con un'aliquota minima al 23% anziché a zero come *ovunque*, e di avere servizi pubblici decenti. E questo sia per il "divorzio" del 1981, sia per lo SME, nel quale siamo entrati con una lira (volutamente) sopravvalutata, costringendo la Banca d'Italia a tenere alti i tassi direttori. Bene che si sia scoperto che la Ue non è "l'Europa dei popoli" di Spinelli, ma altro che "L'euro non è una sciagura". L'Euro è LA sciagura, ma continuiamo a fare la politica delle tre scimmie. Né l'Italia è "una minaccia" per l'Euro, che non ha bisogno di minacce esterne, si "minaccia" da solo. Come tutti i Nobel per l'economia (nessuno escluso, pur da posizioni anche diametralmente opposte), e non solo loro, hanno sempre detto. Ivi incluso, aha aha, James Tobin, quella della sedicente "Tobin Tax". Quanto alla "crescita", non facciamo ridere. Prima della crescita ci va la ripresa, e questa non si fa con le politiche dell'offerta, si fa sostenendo la domanda. Col *contrario* dell'austerità, non con *meno* austerità.