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DE GASPERI/ Europa e politica, le sue lezioni da recuperare dopo 59 anni

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Alcide De Gasperi (CC Graziaiantoschi)  Alcide De Gasperi (CC Graziaiantoschi)

De Gasperi fu anche tra i padri dell’Europa unita, unica garanzia contro nuovi rischi di conflitti e prevaricazioni. Dovremmo tutti riflettere: per lui fu chiaro, allora, che il valore di una scelta politica dipendeva dalla qualità della politica estera, non viceversa. Tant’è che pensò da subito, assieme ad Adenauer e a Schuman, alla nuova Europa la cui unità avrebbe dovuto porre fine a 500 anni di guerre continentali: ecco allora il primo passo il 18 aprile 1951, cioè la Ceca, un trattato economico (sul carbone e l’acciaio) che gettava le basi della futura Europa politica, di un’idea di Europa che ai giorni nostri è ancora un piccolo sogno, anche se molti passi in avanti sono stati fatti (basti pensare che più della metà delle leggi nazionali non sono altro che ratifiche di direttive dell’Ue).

Non ci può essere politica interna senza, cioè, uno sguardo più ampio: De Gasperi precursore del “glocalismo” dibattuto ai nostri giorni (pensa globale, agisci locale). Centralità, dunque, della politica estera rispetto alla politica interna, il contrario della politica attuale. Allora questa apertura era scelta obbligata: l’Italia usciva sconfitta da una guerra dolorosissima, e si ritrovava da subito a condividere il confine orientale con i regimi comunisti, per cui era essenziale riacquisire un nuovo credito internazionale e gli aiuti necessari alla ricostruzione e alla ripresa. Il legame con gli Usa fu, a questi fini, centrale, soprattutto per il nascente clima da “guerra fredda”.

Se anche nella DC erano forti le tendenze neutraliste (chi ricorda più gli scontri con Dossetti, dimessosi da tutto nel 1951), la determinazione di De Gasperi comportò che l’Italia aderì al fronte occidentale, con l’adesione alla Nato, nonostante il fortissimo fuoco di sbarramento delle sinistre. Ma ricordiamo anche gli accordi con l’Austria (questione Alto Adige: Accordo De Gasperi-Gruber del 5 settembre 1946), che evitarono che questa regione assumesse caratteri di tipo basco o corso. Il suo sogno fu la Comunità europea di difesa in alternativa/integrazione alla Nato (la prima idea è del maggio 1950, su ispirazione dei Altiero Spinelli), primo nucleo di una unificazione politica. Un progetto fallito per il voto contrario dell’assemblea nazionale francese (30 agosto 1954).

Ma De Gasperi è giusto che venga ricordato, a 59 anni dalla morte, non solo per i suoi meriti politici. È giusto ricordarlo, anzitutto, perché incarnò, potremmo dire, la cristiana virtù dell’etica politica. Un chiaro punto di riferimento anche per chi oggi intende dedicarsi al bene comune con cristiana laicità.



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