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GOVERNO LETTA/ Vignali (Intergruppo): abbiamo costituito la "riserva strategica" dell'Italia

La politica dello scontro non porta da nessuna parte. Come spiega RAFFAELLO VIGNALI, l'Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà costituisce la vera "riserva" della Repubblica

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La XVII legislatura si è aperta con uno scenario politico e istituzionale noto a tutti. Il risultato elettorale non ha consegnato ad alcuno schieramento la maggioranza parlamentare necessaria per governare. Si è dunque imposta come unica strada la formazione di un governo di grande coalizione. Un "Governo di servizio al Paese", lo ha definito il presidente del Consiglio Enrico Letta. Una strada fortemente voluta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, convinto che un nuovo ricorso alle urne, in presenza dell'attuale legge elettorale, non avrebbe prodotto un risultato diverso. Inoltre, si sarebbe messo il Paese in una situazione di ulteriore incertezza, che avrebbe visto allontanarsi la ripresa dell'economia e l'aggravarsi della crisi economica.

Quello che il presidente della Repubblica ha chiesto ai partiti, pur conscio delle difficoltà politiche del caso, è stato un atto di grande responsabilità nei confronti dell'Italia: superare le pur legittime obiezioni e i pur legittimi interessi di parte per mettere al primo posto l'interesse del Paese.

In realtà, il presidente Napolitano da tempo insisteva su questo tasto. A rileggere oggi il suo magistrale intervento di apertura al Meeting di Rimini il 21 agosto 2011, non si può non rimanere colpiti per la lucidità del suo autorevole giudizio, tanto da considerarlo un vero e proprio "manifesto". "Potrà anche l'apporto insostituibile della politica e dello Stato manifestarsi in modo da rendere possibile il superamento delle criticità e delle sfide che oggi stringono l'Italia? Ci sono momenti in cui – diciamolo pure - si può disperarne. Ma non credo a una impermeabilità della politica che possa durare ancora a lungo, sotto l'incalzare degli eventi, delle sollecitazioni che crescono all'interno e vengono dall'esterno del Paese. Il prezzo che si paga per il prevalere – nella sfera della politica – di calcoli di parte e di logiche di scontro sta diventando insostenibile. Una cosa è credere nella democrazia dell'alternanza; altra cosa è lasciarla degenerare in modo sterile e dirompente dal punto di vista del comune interesse nazionale". 

Quando dieci anni fa nacque l'Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà, in fondo partì con una duplice scommessa. Da una parte, la convinzione che la politica non dovesse essere un'arena caratterizzata da uno scontro perenne, ma che si potesse dialogare, anche in modo acceso e appassionato tra persone di schieramenti e culture diverse avendo come ottica innanzitutto il bene comune. Dall'altra, che la sussidiarietà fosse il criterio più giusto nell'organizzazione tra società e Stato per il raggiungimento del bene comune, perché pone al centro la persona e la sua capacità di aggregarsi e di prendere iniziativa per rispondere ai bisogni propri e della comunità. L'Intergruppo è nato non come un progetto politico, né come una strategia, ma innanzitutto come un luogo sistematico di incontro tra persone accomunate da questa concezione della politica.