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Politica

LEGGE ELETTORALE/ Giorgis (Pd): facciamo il doppio turno per dare più stabilità

Per ANDREA GIORGIS, il Pd auspica una legge elettorale che consenta la scelta del candidato da parte dei cittadini e la formazione di una ragionevole maggioranza in Parlamento

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Enrico Letta ha scelto il Meeting di Rimini per rilanciare l'azione del proprio governo con un discorso dai toni quasi programmatici, che ha colpito per precisione dei contenuti e determinazione. Un passaggio che non è passato inosservato (e che ha trovato convinti applausi della platea ciellina) è stato quello riferito alla riforma della legge elettorale. «Abbiamo la sensazione che in questi ultimi due anni un percorso si è compiuto», ha spiegato. Ma ora «il cambiamento più urgente è la legge elettorale: a ottobre la Camera dovrà approvare la riforma per consentire ai cittadini di tornare arbitro della contesa elettorale». Insomma, il premier ha le idee chiare, la procedura d'urgenza ottenuta grazie alla mozione Giachetti mette in calendario inderogabilmente a ottobre la discussione, ma il Partito democratico sta lavorando da tempo per serrare le fila e suggerire una vera e propria road map per le riforme istituzionali, che dalla legge elettorale prenda le mosse, ma si spinga oltre. Per andare dove? A proporla è l’ufficio politico del Pd, che punta a intervenire su questioni cruciali come il bicameralismo perfetto, il rapporto Parlamento-governo e il titolo V sulle competenze di Stato e Regioni. Uno degli estensori del documento, il deputato del Pd Andrea Giorgis, ne spiega finalità e prospettive a ilsussidiario.net.

Onorevole Giorgis, per quale motivo il Pd ha proposto una road map sulle riforme istituzionali?

Il nostro obiettivo è quello di riformare la seconda parte della Costituzione, e in particolare la forma di governo e il rapporto tra lo Stato centrale e le diverse articolazioni territoriali. Proponiamo di modificare il rapporto Parlamento-governo e in particolare il bicameralismo perfetto, e dall’altra di rivedere il titolo V relativo ai rapporti tra Stato, Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane. Il filo conduttore e l’obiettivo che ispira questo percorso di riforme è quello di rendere il nostro processo decisionale più capace di adempiere ai suoi compiti.

In che modo si passerebbe quindi dalle riforme istituzionali alla legge elettorale?

Per quanto riguarda la legge elettorale, la road map prevede un duplice percorso. Da un lato la legge costituzionale istitutiva del comitato per le riforme, che dovrebbe dare avvio alla serie di modifiche, si basa sull’idea che il comitato debba essere competente ad approvare una legge elettorale coerente con il nuovo assetto costituzionale. Al tempo stesso la commissione Affari costituzionali conserva piena competenza per l’approvazione della cosiddetta legge elettorale di salvaguardia, per superare da subito i limiti e le contraddizioni del Porcellum.

Con quali modi e tempi?

A partire da settembre, le Camere inizieranno a discutere su una nuova legge elettorale per consentire che, in caso di elezioni anticipate, si voti in modo tale da consentire ai cittadini di incidere maggiormente sulla scelta dei candidati e soprattutto di avere delle maggioranze omogenee nelle due Camere. Al tempo stesso il comitato per le riforme, dopo avere discusso le modifiche all’assetto istituzionale e avere elaborato una proposta di razionalizzazione della forma di governo e di risistemazione del titolo V, elaborerà altresì una proposta che dovrebbe diventare poi la legge elettorale permanente da applicarsi a riforme concluse.

Il documento del Pd non rischia di essere un doppione rispetto alle proposte della commissione di saggi nominati nel marzo scorso da Napolitano?