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L’INTERVISTA/ Schulz: "no all'austerità a senso unico"

Pubblicazione:martedì 20 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 20 agosto 2013, 8.34

Martin Schulz (Infophoto) Martin Schulz (Infophoto)

Sono d’accordo, abbiamo fatto l’euro ma non il governo dell’euro. Abbiamo una moneta forte, che ancora, malgrado la crisi, vale più del dollaro, però i mercati non hanno fiducia in noi, perché ogni volta che si prende una decisione, si levano almeno 17 voci dissonanti. È questa cacofonia che fa male all’Europa e alla sua credibilità, tanto presso i cittadini che presso i mercati. Dobbiamo assolutamente creare un’Unione economica e monetaria al più presto, con una governance più solida e meno dipendente, ancora una volta, dai meccanismi intergovernativi. Qualche piccolo passo in questa direzione si sta facendo, per esempio l’Unione bancaria approvata prima dell’estate. Ma, per il Parlamento, non è ancora sufficiente.

 

Alcuni economisti teorizzano la necessità di adottare provvedimenti drastici, fino all’espulsione dall’unione monetaria, per i paesi meno rigorosi nella gestione delle finanze interne. È un terreno percorribile? È preferibile un’Europa “a due velocità” o un cammino comune di maggiore integrazione?

Più aumentiamo le velocità, più aumentano la complessità e la cacofonia che, come dicevo, sono il male maggiore della nostra Unione. Non credo che un’Europa di serie A e un’Europa di serie B farebbero bene nemmeno a quei paesi, come il mio, che ora stanno un po’ meglio, ma che sono profondamente legati, anche a livello economico, ai paesi del “sud”, se così vogliamo chiamarli (ma l’Irlanda è a Sud, mi chiedo? Questa è una divisione artificiale!). Penso che la sola ricetta sia, al contrario, più integrazione, più solidarietà, e più lungimiranza.

 

Non crede sia stato un errore che il Trattato costituzionale europeo non faccia menzione delle radici cristiane dell’Europa? Non è sintomo di una posizione culturale nichilista?

Le radici culturali e religiose della nostra Europa sono importantissime, e ovviamente il ruolo di quelle giudaico-cristiane è incontestabile, è immenso. Ritengo, però, che una menzione giuridica nel Trattato avrebbe avuto un carattere di esclusività, che avrebbe chiuso porte, più che aprirne. La nostra Europa, se vuole affrontare le sfide di domani, dev’essere tollerante, inclusiva e guardare al futuro. Questo è il contrario del nichilismo: sono i nostri valori fondamentali!

 

Quest’anno il Meeting si occupa a fondo di Europa. Con quali aspettative lei arriva a Rimini?


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COMMENTI
20/08/2013 - mix di investimenti e disciplina nel trattato (antonio petrina)

La disciplina del trattato di Maastricht ,per coloro che lo hanno steso ed approvato ( vedi:Carli,Draghi,Andreotti,Kohl,ecc.) richiede un mix di investimenti e diciplina,come dice giustamente il presindente UE. Maastricht non è finanza allegra o in deficit spending ,ma investimenti produttivi nel limite dei criteri del trattato.