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GIUSTIZIA/ 2. Violante: no a una "amnistia" che salvi i politici

Luciano Violante (Infophoto) Luciano Violante (Infophoto)

Non sono favorevole nelle condizioni attuali. Servirebbe soltanto a svuotare temporaneamente le carceri e ad alleggerire temporaneamente il lavoro dei magistrati per ritrovarsi dopo sei mesi/un anno nelle condizioni di prima se non peggiori. Il problema è più complesso. Un provvedimento di amnistia potrebbe essere messo in campo solo dopo una riforma del diritto e del processo penale così profonda, da richiedere un azzeramento della situazione preesistente per far partire il nuovo ordinamento. Diversamente sarebbe solo l'ennesimo placebo che tranquillizza ma non cura la malattia.

A proposito della pena: può essere il perdono e non la restrizione il fulcro del sistema penale?
Perdono è un termine che mi sembra fuori luogo, parlerei di riconciliazione, la biblica tsedaqha. Chi è legittimato a perdonare? Se Tizio ha commesso un reato nei confronti di Caio, a che titolo lo Stato deve "perdonarlo"? Altro è la riconciliazione, cioè attuare pratiche che, nella pena, tendano a ricostruire un rapporto positivo tra chi ha commesso un reato e la società. Il problema della riconciliazione riguarda poi non solo la detenzione ma anche la società e le regole che la società si deve dare.

In che senso?
Non siamo una comunità di santi che indica la via della santificazione a quelli che stanno dall'altra parte. C'è molto male, molta corruzione dei costumi nella società. Non bisogna arrendersi e bisogna combattere la propria battaglia quotidiana. Ma montare in cattedra è sbagliato e controproducente.

Mai dunque abbassare il livello di sicurezza di cittadini: vale anche per la cosiddetta microcriminalità?
La microcriminalità è tale per chi la guarda, non per chi la subisce. Molto spesso sono vittime della microcriminalità, o meglio detta criminalità di strada, le persone più deboli. Se a un pensionato che vive con 700 euro rubano il televisore, quello non se lo può ricomperare. Il pietismo verso chi ha commesso un reato non lo aiuta di certo. È più utile un approccio realistico, volto al ristabilimento di un rapporto con la società. Ma la pena non può non essere anche una punizione.

Secondo lei si riuscirà a mettere in cantiere una riforma della giustizia come auspicato dal presidente Napolitano?
Ci sono cose che si possono fare subito: la riforma delle circoscrizioni giudiziarie per esempio, senza tergiversare. Pur comprendendo le varie spinte localistiche che ci sono e si farebbero sentire, la priorità è far funzionare la macchina nel suo complesso. Il commissario straordinario per il lavoro penitenziario lo può fare subito il governo, senza bisogno di una legge. Oggi manca del tutto e fornirebbe quel punto di raccolta dati e di coordinamento che ora non c'è.

Come giudica il barometro del governo? Arriverà alla fine?
Dipende. Intende alla fine dell'estate, dell'anno, della legislatura...?

Non sarebbe auspicabile che si trattasse di quest'ultima?