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GIUSTIZIA/ 2. Violante: no a una "amnistia" che salvi i politici

Torna al Meeting di Rimini, LUCIANO VIOLANTE, per parlare di pena, di carceri e di redenzione insieme al vicepremier Angelino Alfano e al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri

Luciano Violante (Infophoto) Luciano Violante (Infophoto)

Torna al Meeting di Rimini, Luciano Violante, per parlare di pena, di carceri e di redenzione insieme al vicepremier e ministro dell'Interno Angelino Alfano e al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri. Magistrato, penalista, l'ex presidente della Camera è ora nella commissione dei saggi voluta dal governo Letta. Con lui ilsussidiario.net ha fatto il punto sul nostro sistema carcerario e su alcune riforme possibili (alcune si possono fare in fretta, dice Violante) per non continuare a ricevere i richiami della Corte europea.
Intanto la situazione politica è divenuta instabile e lo stesso governo Letta è di nuovo a rischio, perché Berlusconi potrebbe toglere la fiducia se non sarà risolto il problema della sua "agibilità politica". "Tutto ciò che per interessi personali o di parte politica facesse cadere il governo" afferma Violante "farebbe un danno enorme al paese, proprio adesso che ci sono segnali di ripresa".

Presidente Violante, proprio l'anno scorso al Meeting si parlava di carcere. Ci sono stati progressi?
Indico quattro fatti positivi. È stata rifinanziata la legge Smuraglia per il lavoro dei detenuti. Sono state approvate nuove misure per spostare l'esecuzione della pena fuori dal carcere. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che è contraria al senso di umanità una detenzione in meno di tre metri quadri per persona. Ma ce n'è un'altro che non vorrei tacere.

Di che si tratta?
Il Tribunale di sorveglianza di Venezia ha sollevato un'importante eccezione di incostituzionalità perché la legge non prevede ipotesi di differimento di pena nel caso in cui questa debba essere eseguita in condizioni contrarie al senso di umanità. Cominciano insomma a vedersi elementi positivi, sia dal punto di vista dei valori che per la vita concreta dei detenuti. 

Pena, de-carcerazione e diritti: cosa pensa?
C'è a mio avviso un certo disordine su questioni di fondo come il lavoro e lo studio in carcere. Noi possiamo anche de-carcerizzare quanto vogliamo, ma in un sistema democratico non possiamo risolvere il problema delle carceri stabilendo come regola la "fuga" dal carcere. Ciò detto, a chi vi rimane vanno certamente garantiti i diritti fondamentali. 

Prendiamo il lavoro. Dove sta il punto?
Per quanto riguarda lo studio e il lavoro - e parlo di lavoro per ditte esterne, quello che che richiede davvero una capacità professionale - mancano dati organici su quello che avviene alla fine della pena. Quando un detenuto è diventato un bravo giardiniere, una volta fuori riesce a trovare lavoro? È importante saperlo, perché consente di capire se il lavoro in carcere ha solo una funzione di contenimento disciplinare o serve effettivamente a reinserire nella società.

Lo stesso avviene per lo studio?