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DALLA CINA AL MEETING/ Lao Xi: l’Italia di Guareschi "risorge" a Rimini

Pubblicazione:domenica 25 agosto 2013

Don Camillo e Peppone (Immagine d'archivio) Don Camillo e Peppone (Immagine d'archivio)

Dall'esterno il problema italiano alla fin fine appare molto semplice: la mancanza di senso di comunità, di interesse comune, di unità. Alla fine della seconda guerra mondiale, in teoria, le divisioni dell'Italia erano di gran lunga superiori a quelle attuali. C'erano due mondi che si confrontavano con le armi in mano, i comunisti e gli anticomunisti erano pronti a ricominciare la guerra subito dopo avere finito quella contro il fascismo. C'erano depositi di armi e uomini addestrati a prenderle in mano da una parte e dall'altra, al primo fischio.

Eppure, in quella situazione, in quelle condizioni, con tali profondissime divisioni, l'Italia fece una Costituzione che univa tutti in meno di due anni. Con i fucili sotto il letto, destra e sinistra non erano però divisi nel cuore, come raccontava la saga di Peppone e don Camillo di Guareschi. I due, in teoria spaccati dall'ideologia, erano profondamenti uniti dai sentimenti, dalla loro umanità, dal loro sentire una profonda comunità di interessi. Interessi comuni verso il loro paese in Emilia, verso l'Italia e verso l'uomo.

È questo che invece manca oggi in Italia. Le divisioni pro o contro Berlusconi, pro o contro l'operato della magistratura, questo o quel reato di corruzione, malaffare, cattiva amministrazione o debolezza di giustizia sono molto meno profonde e radicali di quelle degli anni 50. Eppure oggi, diversamente da allora, il Paese non riesce a trovare un punto di convergenza, un senso di unità che faccia superare i problemi, sulla carta, meno importanti di quelli di 60 anni fa.

Perché ieri sì e oggi no? La risposta forse va cercata proprio in Guareschi. Forse manca quell'attenzione per l'uomo, la pietà per gli altri e per se stessi di cui sono piene le sue pagine, il senso profondo di appartenenza a un sentire comune.

Per questo i politici che si accingono ad un autunno che si attende tra i più difficili della storia italiana recente, dovrebbero meditare attentamente sulla lezione che viene da Rimini. Prima che sia troppo tardi, cioè prima che l'esito delle prossime elezioni tedesche − e non delle eventuali, improbabili, irrilevanti elezioni italiane − segni il punto di non ritorno del povero Belpaese



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