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DALLA CINA AL MEETING/ Lao Xi: l’Italia di Guareschi "risorge" a Rimini

Pubblicazione:domenica 25 agosto 2013

Don Camillo e Peppone (Immagine d'archivio) Don Camillo e Peppone (Immagine d'archivio)

Agli inizi degli anni 80, poco dopo l'avvio delle riforme, la Cina allora ancora potentemente comunista come ideologia lanciò un programma contro "l'inquinamento spirituale". Era una risposta conservatrice contro la spinta riformatrice arrivata al Paese con il movimento del "Muro della democrazia" a Pechino (tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli 80 ci fu un movimento che chiedeva l'avvio di riforme politiche democratiche. Il movimento del "Muro della democrazia" fu represso e si intraprese una riforma contro l'inquinamento spirituale). Cioè, in un momento estremamente critico del Paese, i dirigenti cinesi videro che il problema che affrontavano non era di natura materiale, l'economia o la struttura politica, ma di natura ideale: in che direzione avrebbe dovuto marciare la nazione, cosa c'era di giusto o sbagliato nelle aspettative della gente, potremmo dire oggi a 30 anni di distanza.

La prognosi, la chiusura all'Occidente che rappresentava il nuovo, era errata, come del resto venne provato dalla storia; ma la diagnosi era giusta. Era giusto vedere che il problema profondo del Paese era di natura ideale, non di altro. Gli ideologici, materialisti comunisti cinesi, emersi da decenni di guerra civile e asperrime lotte intestine nel partito, riconobbero questo in una congiuntura profondamente critica della Cina. Lo stesso dovrebbero fare gli italiani oggi.

Il richiamo fatto all'Italia da Giorgio Vittadini, prima in occasione dell'apertura del Meeting di Rimini, e poi alla sua conclusione, è di questa natura. Vittadini con un gesto della mano ha messo da parte le mille polemiche e divisioni sulla riforma elettorale, la crisi economica, le guerre fratricide tra destra e sinistra, gli impazzimenti intorno o contro Berlusconi e ha chiesto, all'inizio del Meeting, che il premier Enrico Letta parlando dell'Europa, etc. parlasse, in  realtà, dell'uomo. Lo stesso ha fatto ieri, mentre impazza il rebus sulle sorti di Berlusconi e quindi del governo, richiamando i politici a evitare le estremizzazioni, e mettere gli interessi di parte dopo il bene comune. Questa è in effetti la centralità della crisi del Paese, e da qui c'è l'inizio della soluzione.

Visto da molto lontano il Meeting dei cattolici di Cl, assai più che sollevare domande su quale sia la lobby prevalente, appare come una tradizione insieme di interesse politico e di visione che trascende le tante questioni pratiche. In questo caso esso rappresenta quindi la piattaforma forse più adatta per cominciare a pensare ai problemi italiani, oltre le tante contingenze spesso contraddittorie. Viste dalla Cina infatti le questioni italiane sono così intricate e piene di nodi da essere impossibili da districare. Ma pensare alle questioni singole dimenticando gli uomini che le hanno create e che in tali questioni vivono diventa non semplicemente sbagliato, ma fittizio, una maschera, una finzione della realtà.


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