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SCENARIO/ Il giurista: il decreto Severino? Mette le Camere in mano ai pm

Tutto il potere ai pm? (Infophoto) Tutto il potere ai pm? (Infophoto)

Qui non è in discussione l’onorabilità di questo o quel membro del Parlamento, la sua rettitudine tributaria o la sua “agibilità politica”, pure se è un leader di un partito o movimento. Così come non si auspica che il Parlamento venga riempito da delinquenti e mafiosi. Per questo ci sono già i partiti politici, non c’è bisogno di alcun sostegno ulteriore. Qui discutiamo di un principio cardine della democrazia italiana, dello stato di diritto che si basa sulla separazione dei poteri e, in particolare, sull’indipendenza delle Camere. Per giustificare l’incandidabilità sul piano costituzionale è stato affermato che si tratta di una forma di ineleggibilità rafforzata, per cui essa – ancorché sconosciuta al vocabolario italiano – poteva ricondursi al disposto dell’art. 66 Cost. (Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità).

L’affermazione, però, mostra una certa debolezza nello studio dei fondamentali giuridici. Per fortuna il nostro giudice costituzionale ha chiarito che si tratta di istituti profondamente diversi e ha affermato che le previsioni sull’incandidabilità sono dirette “ad assicurare la salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica, la tutela della libera determinazione degli organi elettivi, il buon andamento e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche allo scopo di fronteggiare una situazione di grave emergenza nazionale coinvolgente gli interessi dell’intera collettività” e che “l’obiettivo perseguito è segnatamente la prevenzione della delinquenza mafiosa o di altre gravi forme di pericolosità sociale fornite di alta capacità di inquinamento degli apparati pubblici, evitando la loro infiltrazione nel tessuto istituzionale locale”.

Vi è traccia di questi caratteri anche nel decreto Severino che riordina la materia con riferimento agli enti locali e alle Regioni, ma l’incipit del decreto (e della legge di delega), con riferimento ai membri del Parlamento, non risulta fondato sulle medesime ragioni di sicurezza pubblica e tutela della libera determinazione delle Camere, per cui: per un verso, le disposizioni del decreto e della legge delega sarebbe irragionevoli e costituzionalmente illegittime per violazione dell’art. 3 Cost. e, per l’altro, mostrerebbero di avere trasposto un serie di cause di ineleggibilità nel regime dell’incandidabilità; e anche per questa ragione sarebbero incostituzionali, sotto il profilo dell’eccesso di potere legislativo e dell’eccessiva limitazione dei diritti elettorali dei cittadini.

Ma questo non è tutto. Sussistono anche altri profili dal punto di vista costituzionale che suscitano perplessità e che hanno carattere sostanziale e procedurale. Cominciamo dai secondi.

La differenza tra ineleggibilità e incandidabilità è data dalla circostanza che la prima è accertata successivamente alle elezioni e quando il candidato è stato eletto; mentre la seconda opererebbe già in sede di presentazione delle liste agli uffici elettorali. L’efficacia del meccanismo dell’incandidabilità è di per sé evidente, come ebbe a dire anche la Corte costituzionale nella sentenza n. 84 del 2006, proprio perché agisce in sede di presentazione delle liste agli uffici elettorali, ed è anche una limitazione particolarmente significativa dei diritti elettorali dei cittadini. Tuttavia, nel caso delle Camere parlamentari comporterebbe – come si legge nel decreto Severino – uno spostamento del controllo dalle Camere medesime agli uffici elettorali, composti da magistrati. 


COMMENTI
28/08/2013 - Risposta al collega Franco Labella (Stelio Mangiameli)

A parte che si parlava di ineleggibilità e "per non oltre un quinquennio", per l'appunto una tale limitazione poteva essere prevista solo da una disposizione costituzionale e non da una disposizione di legge ordinaria come il decreto Severino. Questo è il profilo su cui riflettere. Comunque, non mi sottraggo neppure alla più cruciale delle domande poste, anche se penso che la risposta sia insita negli articoli già pubblicati: se "Stato di diritto e divisione dei poteri sono compatibili con un eventuale voto contrario alla decadenza risultato di una sentenza passata in giudicato". Beh, sì che lo sono, sopratutto se si tratta di salvare la politica di un Paese. Non so se il mio terzo articolo piacerà al Prof. Labella, ma siamo qui; nel frattempo consiglio al mio stimato interlocutore di leggere un recente volumetto di Carl Schmitt (Dialogo sul potere, Adelphi, 2012). Recente perché da poco apparso in Italia, ma in realtà risalente al 1954. No c'è da preoccuparsi, Schmitt è un autore amato dalla destra e, soprattutto nel recente passato, in particolare modo dalla sinistra. Ciò che conta è che la sua visione costituzionale del tempo, in particolare riferita alla condizione della Germania, si attaglia benissimo alla condizione dell'Italia di oggi. Un cordiale saluto SM

 
28/08/2013 - Risposta al collega Franco Labella (Stelio Mangiameli)

contraddizioni insite in eventuali disposizioni o modifiche di disposizioni come nel caso della revisione dell'art. 68 Cost. Io penso che i lettori capiscano bene quello che ho voluto dire ed è chiaro – quanto meno a me, ma anche al mio interlocutore – che l'incandidabilità è congegnata in modo tale che la tutela sui provvedimenti amministrativi di cancellazione dalle liste (adottate in realtà da magistrati) sarebbe data con gli ordinari strumenti giudiziari e che perciò inciderebbe sensibilmente sulle prerogative delle camere come definite nell'art. 66 Cost. La questione dell'incandidabilità era problematica, dal punto di vista costituzionale, anche per i consiglieri locali e regionali. E' stato il particolare clima del 1992 della lotta alla mafia che ha permesso di accettare questo obbrobrio giuridico sconosciuto al diritto elettorale. Caro professore Labella, non faccia particolare affidamento alla giurisprudenza costituzionale; anche il decreto "Reale", nel senso non che proviene dal Re, ma dall'On.le Oronzo Reale è stato dichiarato costituzionale. Si vada a rivedere la sentenza. Una legge che dava poteri alla polizia quasi come il Pratiot Act statunitense. Vede, la questione in Italia è che i cittadini non riescono a colpire adeguatamente i partiti per convincerli ad una autoriforma democratica, non di diminuire la democrazia e i diritti come si sta facendo. Anche il suo esempio (la XII disp. fin.) rafforza il mio ragionamento. (segue)

 
28/08/2013 - Risposta al Collega Franco Labella (Stelio Mangiameli)

Ringrazio il collega Labella per le sue osservazioni. Avere qualcuno che ti legge e ti muove dei rilievi è un privilegio nella società della comunicazione dove in realtà sono tutti sordi. Comincio dalla fine. Sono perfettamente d'accordo con lui; insegnare un po' di diritto e, soprattutto, spiegare la Costituzione agli studenti sarebbe non solo opportuno, ma necessario visto il livello di mediocrità civile che caratterizza gli italiani. Il confronto tra italiani e popoli europei è impietoso sotto tutti i profili, tra cui anche la conoscenza della propria costituzione. Sono stato circa un decennio in Germania come ricercatore e docente universitario e so purtroppo quello che dico; anche i miei soggiorni in Gran Bretagna, Francia e Spagna mi confermano che la prima colpa dello scempio della politica italiana è la mancanza di responsabilità da parte dei cittadini. Per gli italiani la politica si deve preoccupare della popolazione e fare, per il resto, il suo comodo; per i popoli con un senso civico la politica la fanno i cittadini e i partiti sono solo uno strumento. Chiarito questo vengo alle altre osservazioni. Sono pronto a discutere delle aporie se il prof. Labella me le indica; mentre sul punto: se sia proficuo per il lettore de ilSussidiario.net la mia ricostruzione, mi auguro di sì. Non posso essere certo di questo come di tante altre cose, ma a me è parso sensato che un costituzionalista spieghi i fondamenti del nostro assetto parlamentare e le eventuali (segue)

 
28/08/2013 - Ma il lettore "normale" capisce? II parte (Franco Labella)

Un candidato mica è un eletto automatico persino col Porcellum! Un incandidabile diventa tale non per una valutazione "politica" (e perciò suscettibile di potenziali discriminazioni), un incandidabile diventa tale perchè vengono meno, in seguito alla sentenza passata in giudicato, i requisiti di dignità e onore che la Costituzione prevede. Del resto perchè il prof. Mangiameli omette di ricordare un precedente, anche se temporaneo, di sostanziale "incandidabilità" prevista dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione che vietava l'elezione dei gerarchi fascisti? L'aporia che a me pare evidente (ma aspetto con ansia la terza puntata) si traduce in un interrogativo di fondo: ma Stato di diritto e divisione dei poteri sono conciliabili con un eventuale voto contrario alla decadenza risultato di una sentenza passata in giudicato? In ultimo una domanda al prof. Mangiameli (la stessa già rivolta senza esito al prof. Mangia): non crede sia necessario ripristinare lo studio del Diritto e della Costituzione nelle scuole superiori abolito dalla stessa on. Gelmini che oggi parla a più non posso, a proposito del salvacondotto a Berlusconi, di rapporto tra cittadini e Diritto? C'è depositata in Parlamento una proposta di legge (sen Ruta - PD) in questo senso. Mangiameli la appoggerebbe? E' gradito un cenno di risposta. Grazie Prof. Franco Labella Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
28/08/2013 - Ma il lettore "normale" capisce? I parte (Franco Labella)

Sto leggendo con la necessaria attenzione anche tecnico-giuridica l'appassionante romanzo a puntate scritto dal prof. Mangiameli. Lo scrivo con moderata ironia perchè da un lato la ricostruzione è appassionante ancorchè carica di qualche, a me pare, significativa aporia e dall'altra mi chiedo: ma il lettore "normale" cosa capisce? Cerco di argomentare: ricostruire l'autonomia e l'autodichìa parlamentare come se ci fosse un solipsismo parlamentare persino dopo la riscrittura dell'art. 68 (è l'articolo sulle immunità) della Costituzione è proficuo e ragionevole per il lettore comune de ilSussidiario? Arrivare a parlare di "democrazia protetta" (immagino già di sapere da chi e lo leggeremo nella terza puntata) a proposito della incandidabilità senza chiarire sufficientemente che la Corte, finora, non ha rilevato profili di incostituzionalità sulla L.16/92 (di cui la Severino è "l'estensione") ed accettare un titolo dell'articolo assolutamente fuorviante (cosa c'entrano i PM per le sentenze passate in giudicato?) non aiuta, secondo me, il lettore comune a capire. Per proseguire: cosa significa quello che scrive il prof. Mangiameli alla fine della seconda puntata e cioè che "i magistrati degli uffici elettorali si sostituiscono alla Giunta per le elezioni"? (segue)