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SCENARIO/ Il giurista: decadenza di B. e legge Severino, ecco cosa può fare la Consulta

Pubblicazione:mercoledì 28 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 28 agosto 2013, 9.53

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La Corte costituzionale stessa. D’altra parte, in un numero enorme di casi, pressoché sempre, nel momento in cui un’autorità ha ritenuto di essere giudice a quo, la Corte ha poi dovuto stabilire se lo fosse o meno. In caso contrario, il ricorso, è inammissibile.

 

Posto che l’obiezione sollevata dalla Giunta sia ritenuta ammissibile, è possibile che la Corte giudichi illegittima la retroattività della decadenza senatoriale prevista dalle legge Severino?

No. Da questo punto di vista non sussistono fondamenti. La legge Severino non stabilisce sanzioni penali, né amministrative, ma tiene conto di una sentenza e incarica la Giunta di valutare se tale sentenza corrisponda al caso fissato dalla legge stessa. Si dà il caso che il principio della non-retroattività si applichi esclusivamente alle pene e alle sanzioni. La decadenza da senatore, invece, è un effetto della legge Severino.  Ovvero, la legge qualifica come incandidabili coloro che sono stati colpiti da una sentenza di condanna definitiva a più di due anni di reclusione, laddove la pena minima prevista non sia inferiore ai 4 anni.

 

Violante ha anche affermato che la Corte Europea può essere «interpellata perché dica se in base alla normativa europea, applicabile anche in Italia, la legge Severino dà luogo a pena, non retroattiva, o a un semplice effetto sulla condanna»

La questione si ripropone nei medesimi termini. Anche in tal caso, non vedo perché la Corte, benché sia ammissibile il diritto a farvi ricorso, dovrebbe applicare il principio della non retroattività ad un effetto e non ad una pena. 

 

(Paolo Nessi



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