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BERLUSCONI/ Zanon: ecco perché il decreto Severino è incostituzionale

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Il Senato (Infophoto)  Il Senato (Infophoto)

Il decreto legislativo Severino ragionava di una decadenza di diritto dalla carica di parlamentare per chi era condannato a certi reati. Se è giusta la lettura che davo dell’articolo 66, la decadenza di diritto però non esiste. O la legge delega è quindi direttamente in contrasto con il dettato costituzionale, oppure la norma scritta dal ministro è andato oltre la delega prevedendo una decadenza per cariche parlamentari che il Parlamento non aveva in mente.

 

Berlusconi si è appellato alla Corte Ue. Per quali motivi e su quali basi?

La questione verte intorno alla vera natura della sanzione della decadenza. Da un lato c’è chi sostiene che sarebbe una sanzione di natura amministrativa, e in quanto tale la retroattività non rappresenterebbe un problema. C’è chi invece sostiene che si applicherebbe il principio di irretroattività anche a questa sanzione perché sarebbe di natura afflittiva, in quanto la decadenza discende comunque da una sentenza penale. La giurisprudenza della Corte europea è molto sostanzialista, cioè non guarda la natura formalmente penale o meno della norma, ma sta a vedere la conseguenza afflittiva in sé. I fatti per i quali si è giudicati non possono essere precedenti all’entrata in vigore della norma, e quindi non può applicarsi la retroattività.

 

Qual è il suo giudizio storico sull’intera vicenda dell’incandidabilità di Berlusconi?

Il significato storico è che il potere del Parlamento è in crisi rispetto ad altri poteri. La legge Severino è stata approvata in fretta e furia sotto l’ondata emotiva di scandali che avevano coinvolto la classe politica. Il Parlamento si è trovato così di fronte a un’opinione pubblica giustamente furiosa. Approvare leggi sotto l’ondata emotiva non è però mai una buona cosa, perché è già avvenuto che in queste circostanze si formulassero norme che in realtà privano il Parlamento di uno scudo protettivo che fu immaginato dai padri costituenti contro pronunce provenienti dall’esterno.

 

Qual era la logica di questo scudo protettivo?

La formulazione originale dell’articolo 68 evitava i conflitti tra potere legislativo e giudiziario attraverso due filtri: l’autorizzazione a procedere e l’autorizzazione all’arresto anche nel caso di una sentenza diventata definitiva. La logica era quella di evitare che la composizione politica e i rapporti di forza tra i partiti potessero dipendere da una sentenza. Eliminati questi due filtri arriviamo alla situazione paradossale di oggi per cui una legge approvata dallo stesso Parlamento prevede che se un senatore in carica subisce una condanna per un certo reato, decade e la giunta deve limitarsi a una mera presa d’atto.

 

(Pietro Vernizzi)



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