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BERLUSCONI/ Zanon: ecco perché il decreto Severino è incostituzionale

Pubblicazione:giovedì 29 agosto 2013

Il Senato (Infophoto) Il Senato (Infophoto)

“La legge Severino è contraria a quanto è previsto esplicitamente in due articoli della Costituzione: il 65 e il 66. I padri costituenti avevano pensato una serie di filtri protettivi per evitare che un qualsiasi soggetto estraneo al Parlamento potesse intervenire modificando la composizione politica di Camera e Senato. Ora il decreto legislativo indebolisce questi filtri facendo sì che nel caso della decadenza il legislatore debba limitarsi a una mera presa d’atto”. Ad affermarlo è Nicolò Zanon, professore ordinario di Diritto costituzionale nella facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Milano. Silvio Berlusconi ieri ha annunciato la sua strategia difensiva nei confronti del voto al Senato su una sua eventuale decadenza. In pratica il Cavaliere chiederà alla Consulta di pronunciarsi sulla legge Severino, e nello stesso tempo si appellerà alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

 

Professor Zanon, per quali motivi la legge Severino potrebbe presentare dei profili di incostituzionalità?

Per spiegarlo occorre fare una premessa. La natura giuridica dell’incandidabilità è diversa da quella dell’ineleggibilità. Il significato della prima è quella di evitare che possa candidarsi chi si trova in una situazione di inidoneità funzionale a causa di condanne riportate in sede penale. Se chi si trova in queste condizioni si candida, è cancellato dagli uffici elettorali. La logica dell’ineleggibilità è tutt’altra cosa, perché serve a evitare che la competizione elettorale sia viziata da candidati che hanno delle posizioni di potere che possono indurre gli elettori a preferirli rispetto ad altri. La differenza è sostanziale, anche perché le cause di ineleggibilità possono essere eliminate entro un certo termine dai diretti interessati, mentre le cause dell’incandidabilità dipendono solo da una sentenza.

 

Perché ritiene che questa distinzione sia importante?

Per tutte le elezioni a suffragio universale l’articolo 51 della Costituzione consente al legislatore di introdurre i limiti all’elettorato passivo, cioè alla possibilità di essere eletti. Non dimentichiamoci che l’elettorato passivo è un diritto inviolabile e fondamentale. Il legislatore ha quindi una certa libertà nello stabilire i limiti alla candidabilità per le elezioni in generale.

 

Ma l’incandidabilità di chi ha commesso reati non esiste già da diversi anni?


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