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SCENARIO/ Il giurista: se il Pd vuole sopravvivere salvi il "nemico" B.

Pubblicazione:giovedì 29 agosto 2013

Bandiere del Pd (Infophoto) Bandiere del Pd (Infophoto)

Dobbiamo chiederci: qual è la posta in gioco di questo momento politico?

Se il Partito democratico pensa che la priorità sia la "cacciata" di Berlusconi dal Senato, per metterlo ai domiciliari o per non consentirgli più di candidarsi nel futuro, allora vuol dire che non ha capito che nel mirino di chi sta ristrutturando il "sistema italiano" c'è anche il Partito democratico medesimo e che l'accantonamento del 25 per cento dei voti degli italiani nelle liste del M5S non è stato un segnale sufficiente.

Ancora un passo indietro. Nel Pdl e nel Pd si sono consolidate le tradizioni della prima Repubblica, redistribuite secondo una logica particolare: democristiani, socialisti, comunisti, ecc., si sono spappolati e rappresi in forme strane, ma sono rimasti i medesimi. I giudici di "Mani pulite" hanno distrutto il sistema dei partiti del tempo, ma non potevano uccidere gli uomini e le donne che facevano politica e questi si sono ricomposti per adeguarsi ai "nuovi tempi", secondo le loro convenienze.

Tuttavia, i partiti "rappresi" della seconda Repubblica sono stati diversi dai loro danti causa. Nel bene come nel male i partiti storici erano corrispondenti allo schema dell'articolo 49 Cost., erano cioè le associazioni dei cittadini costituite per concorrere a determinare la politica nazionale. I partiti avevano sezioni e federazioni, celebravano congressi nazionali regolarmente, avevano organi che promanavano dal basso e coprivano il territorio. Ora, la base tutt'al più viene convocata per qualche kermesse nazionale, il territorio è svuotato di significato politico e gli organismi di partito sono autoreferenziali; la lotta per la leadership è una questione di vertice. La democrazia di partito è solo un pallido ricordo di altri tempi.

È gioco forza che le decisioni assunte dal sistema politico della seconda Repubblica non siano più espressione di un'ampia partecipazione e soggette, perciò, a più facili manipolazioni di vertice che le rendono torbide, tali da potere essere meglio negoziate con altri poteri che dominano la sfera pubblica. 

In conclusione può dirsi che influenze esterne e non visibili operano in Italia molto più di quando i servizi segreti dei due blocchi erano attivi e determinarono decenni di destabilizzazione, anche tragica, del nostro Paese.

Il posizionamento dell'Italia nello scenario europeo e internazionale, comunque, è stato chiaro sino ai primi anni del nuovo millennio ed è coinciso con un discreto ruolo internazionale (già con il governo D'Alema, 1998/2000) e il raggiungimento dell'euro (2002). 

Successivamente tutto diventa più oscuro e una lotta tra potentati per l'acquisto degli "asset" italiani di rilievo anche internazionale è apparso (e appare ancora oggi) l'oggetto del contendere. Non bisogna dimenticare che l'Italia da sempre è stata un luogo dove si fanno buoni affari. Perché smettere proprio ora?


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COMMENTI
29/08/2013 - Dio rende ciechi chi vuol perdere (Carlo Cerofolini)

Niente da fare: Dio rende ciechi chi vuol perdere. Il guaio è che in questo caso è l'Italia intera che ne uscirà persa ovvero grecizzata e ridotta a colonia germanica. Usque tandem....