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LETTA CADE?/ Toti (Tg4): ecco il piano di Berlusconi

Secondo GIOVANNI TOTI Berlusconi è legato ancora a due flebili speranze: Napolitano potrebbe ancora tendergli una mano, il Pd potrebbe assumere un atteggiamento responsabile in Giunta

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

Al terremoto provocato dalla sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna a 4 anni per Berlusconi si aggiunge la scossa di ieri. "Il voto in Giunta? Non vedo margini di manovra", ha detto da Genova Enrico Letta. Immediata la replica di Berlusconi: "se mi fanno decadere il governo va a casa". Torna così a salire la tensione in vista del 9 settembre, quando la Giunta per le elezioni del Senato dovrà esprimersi sulla sua decadenza da senatore. La legge Severino, infatti, prevede l’incandidabilità per chi è stato condannato a più di 2 anni, laddove la pena minore prevista non sia inferiore ai 4. Tuttavia, molti insigni giuristi nutrono seri dubbi circa il fatto che gli effetti della norma possano applicarsi retroattivamente. La Giunta, quindi, come ha suggerito Violante, potrebbe ancora sollevare una questione di legittimità costituzionale presso la Consulta. Che atteggiamento assumerà il Pd? A seconda dei casi, le reazioni del Pdl potrebbe essere molto diverse. Dal preservamento dello status quo alla caduta del governo. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Giovanni Toti, direttore del Tg4 e di Studio Aperto.

Quali sono le intenzioni di Berlusconi?

Napolitano ha riconosciuto sia il suo ruolo nella vita pubblica italiana, in quanto leader indiscusso di uno dei principali partiti del nostro ordinamento, sia la necessità che i termini dell’eventuale pena non gli precludano la possibilità di fare politica. Berlusconi, dal canto suo, si sta muovendo con grande prudenza e responsabilità, legato alla flebile speranze che il Quirinale possa riconoscere l’ingiustizia di questa condanna.

Come?

Ovviamente, non può farlo in maniera esplicita formale. Ma può farlo, ad esempio, attraverso un provvedimento di clemenza o di commutazione della pena. Altra speranza di Berlusconi è che il Pd sia così responsabile da non buttare all’aria la maggioranza della grandi intese.

In pratica, cosa significa?

Può non opporsi a quei supplementi di approfondimento necessari della legge Severino. Il combinato disposto dei due fattori - una mano tesa dal Colle nelle forme concesse dalla Costituzione e  un atteggiamento responsabile in commissione da parte del Pd - consentirebbe a Berlusconi di continuare la sua attività politica e alla maggioranza di stare in piedi.

C’è una linea di demarcazione superata la quale Berlusconi non potrebbe fare altro che rimuovere la fiducia al governo Letta?

Se il Pd votasse esplicitamente per la sua decadenza in commissione, questo sarebbe un punto di non ritorno.

Berlusconi firmerà i referendum radicali sulla giustizia.


COMMENTI
31/08/2013 - Cosa giova veramente al Paese? (Luigi PATRINI)

Ho dubbi anch’io sulla opportunità delle scelte fatte da Napolitano per i Senatori a vita: certamente persone validissime sul piano culturale (come anche altre certamente lo sarebbero state), ma discutibile la scelta sotto il profilo politico. Un mezzo passo falso del Presidente! Pazienza, speriamo che questo lo trattenga dal farne altri! Pur alternandosi alla guida del Paese, centro-destra con Berlusconi e centro-sinistra con Prodi, avrebbero avuto la possibilità di fare davvero le riforme che oggi vogliono fare, ma non le hanno fatte. Dunque farebbero bene a tacere entrambi gli schieramenti, impegnati oggi in una partita a poker in cui ciascuno bara e gioca al rialzo sperando che l’avversario ceda per primo: in realtà il fatto di aver governato per anni, senza fare ciò che oggi ciascuno dei due schieramenti chiede e promette di fare, li indebolisce e ne mina la credibilità. Bisognerebbe che ciascuno - sia a livello di leader sia a livello di peones - capisse che la prima cosa da fare, per un Politico serio, è capire quale sia il vero bene del popolo, senza farsi offuscare la mente dal preminente interesse personale: ciò che giova a me va bene anche agli altri, certo, ma bisogna che non giovi “solo” a me, perché in tal caso gli altri ne avranno danno. Occorre non solo pensarlo, ma anche ...testimoniarlo concretamente!

 
31/08/2013 - Se un direttore di testata ignora la Costituzione. (Franco Labella)

Per Toti la controindicazione alla nomina dei quattro senatori a vita è legata ad una condizione da lui supposta ma inesistente. Dice testualmente "E' una scelta poco condivisibile. Nessuno di questi ha mai fatto politica". E' evidente che Toti, giornalista e direttore di testate, sembra ignorare l'art. 59 2c. della Costituzione che recita testualmente: "Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". La pregressa attività politica, caro Toti, non è per niente un prerequisito. La conoscenza della Costituzione, invece, dovrebbe essere un prerequisito che i cittadini dovrebbero possedere. Giornalisti compresi visto il loro delicato ruolo. Sarebbe il caso che il prossimo Consiglio dei Ministri che sarà dedicato alla scuola si occupasse di ripristinare lo studio, abolito dalla Gelmini, del Diritto e della Costituzione nelle scuole. Se Toti fosse interessato ad un servizio sulla questione siamo a sua disposizione e potrebbe farcelo sapere anche attraverso una sua risposta qui, su ilSussidiario che ne ha ospitato l'intervista. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia