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RIFORMA GIUSTIZIA/ Pecorella: Pd e Pdl, partiamo dalle intercettazioni

Pubblicazione:domenica 4 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 5 agosto 2013, 12.54

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La stessa identica richiesta va interpretata secondo due prospettive opposte. Napolitano ha invitato i partiti a riformare la giustizia, partendo dalla relazione conclusiva dei saggi, per favorire la pacificazione delle forze politiche all’indomani della sentenza della Cassazione; il Pdl, invece, brandisce la stessa riforma come un'arma per vendicare il proprio leader condannato a 4 anni (di cui 3 sono indultati) di reclusione. Quante chance ci sono che i partiti maggiori si accordino su un testo di riforma? Lo abbiamo chiesto a Gaetano Pecorella, già capogruppo del Pdl in commissione Giustizia, alla Camera.

Cosa ne pensa dell’interevento di Napolitano?

Per anni ci sono state maggioranze molto solide, ma la riforma non è mai stata fatta. Con un governo così debole dal punto di vista delle scelte, mi sembra una strada quanto mai difficilmente percorribile. In ogni caso, comprendo e condivido le ragioni di Napolitano.

Il Pdl ha iniziato a pretendere la riforma correlandola alla sentenza

Non c’è alcun rapporto tra una possibile riforma della giustizia e quanto accaduto in Cassazione. Con qualunque tipo di processo penale, infatti, quella sentenza sarebbe stata uguale. Non sto dicendo che sia stata giusta o sbagliata, ma che quello che interessa al Pdl nell’ambito di una modifica dell’attuale disciplina non avrebbe potuto incidere in nessun modo sul pronunciamento dei giudici.

Cosa interessa prevalentemente al Pdl?

Indubbiamente, la separazione della carriere di giudici e pm. Un misura che l’avvocatura chiede da sempre e che, effettivamente, riequilibrerebbe il rapporto tra difesa e accusa rispetto al giudice. Tuttavia, un riforma di questo tipo, per via ordinaria, risulterebbe del tutto parziale, mentre per via costituzionale è impensabile trovare oggi i numeri. Altra cavallo di battaglia del centrodestra è la responsabilità civile per i magistrati.

Niente di tutto questo, però, fa parte della relazione conclusiva dei saggi di Napolitano

Sì, ma credo che Napolitano abbia voluto lanciare un messaggio politico, non tecnico. Ha invitato, cioè, a fare la riforma usando la bozza semplicemente come base. Ma, conoscendo il suo senso delle istituzioni, non si è di certo permesso di ipotizzare che quel testo debba essere interpretato in senso restrittivo dal governo o dal Parlamento.

La relazione suggeriva di affidare il procedimento disciplinare di secondo grado per tutte le magistrature ad una Corte istituita costituzionalmente


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COMMENTI
04/08/2013 - Leggendo (luisella martin)

Leggendo interviste ed articoli, ascoltando e vedendo in TV dibattiti sulla politica e ricordando mie esperienze degli anni'90, devo dire che davvero il PDL non é dalla parte del suo fondatore e presidente. Andare in piazza e chiedere la grazia a Napolitano sono mancanze di prudenza civile gravi in persone che vogliono governare un Paese. Se dovesse esserci una guerra civile in Italia (ma quella attuale non lo é già?)non sarà fra i cittadini di destra o di sinistra, a favore o contro Berlusconi, ma fra cittadini onesti e delinquenti, che professano fede politica di destra e di sinistra o che sono agnostici politicamente e non. Questa guerra é già in atto e, come tutte le guerre, pur non bagnando il suolo di sangue, é assolutamente incivile! Vorrei dire grazie a Pecorella, e chiedergli, come fa Papa Francesco, di andare contro corrente, senza ipocrisie, per il bene di noi comuni cittadini!