BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

DIETRO LE QUINTE/ Ecco chi decide la "guerra fredda" Napolitano-Berlusconi

Il Governo Letta è nel mezzo della bufera, ma Pd e Pdl hanno ancora troppo da perdere per rovesciare il tavolo delle larghe intese. Il sentiero è stretto, ma... Ne parla ANSELMO DEL DUCA

Giorgio Napolitano (Foto: Infophoto)Giorgio Napolitano (Foto: Infophoto)

Un dato è certo: la vita del governo Letta è sempre più appesa a un filo. E questo filo si aggroviglia insidiosamente intorno al Quirinale. Alla fase della reazione rabbiosa, propria delle prime ore immediatamente successive alla sentenza della Cassazione, è subentrata la fase delle difficili mosse destinate a garantire una qualche forma di ruolo politico a Silvio Berlusconi. La rassicurazione venuta dallo stesso Cavaliere di non voler staccare la spina al governo di Enrico Letta rappresenta solo una rassicurazione momentanea, anche se tanto Palazzo Chigi, quanto il Quirinale si sono affrettati a manifestare apprezzamento. Il Pd, tanto per fare un esempio, non si fida. E dentro lo stesso Pdl le idee non sono affatto chiare.
In questa vicenda bisogna partire ricercando i punti fermi. Il primo, reso chiaro dal discorso emozionale dell'ex premier alla manifestazione di domenica a via del Plebiscito, è che Berlusconi non intende fare la fine di Craxi. Non farà l'esule, non abbandonerà la politica. "Non mollo", ha scandito dal palco, ma la condizione di condannato ai domiciliari lo limiterebbe fortemente quanto a possibilità di guidare il centrodestra.
Il secondo punto fermo è che cercherà in ogni modo di mantenere un'agibilità, seppur menomata. Per ottenerla nessuna strada rimarrà intentata: dal ricorso alla Corte Europea dei diritti umani, sino a una qualche forma di trattativa per ottenere un provvedimento di clemenza dal parte di Giorgio Napolitano. Certo, i toni sguaiati dei primi momenti ("o grazia, o crisi di governo") sono stati archiviati in tutta fretta, sia perché avrebbero costretto il Quirinale ad irrigidirsi, sia perché diventa oggettivamente difficile chiedere la grazia per un soggetto imputato in altri processi, destinati ad arrivare a sentenza definitiva nel prossimo futuro. Ecco perché i toni dei capigruppo Pdl Schifani e Brunetta nello studio del Capo dello Stato sono stati decisamente più soft di quanto si potesse immaginare alla vigilia.
Certo, il tema della agibilità politica da consentire a Berlusconi è stato posto, come si desume dalla forbita formula quirinalese, secondo cui Schifani e Brunetta hanno esposto al presidente " le loro valutazioni circa le esigenze da soddisfare per un ulteriore consolidamento dell'evoluzione positiva del quadro politico in Italia e uno sviluppo della stabilità utile all'azione di governo". Ma che il fuoco covi sotto la cenere lo rende evidente la dichiarazione di Daniela Santanchè, secondo cui Berlusconi potrebbe rifiutare domiciliari e affidamento ai servizi sociali, chiedendo di andare in carcere. Tutto questo, evidentemente, nel caso del fallimento di tutte le trattative.
Ora il Quirinale si prenderà tutto il tempo necessario per valutare la situazione, e mai fu tanto benedetto il "generale agosto", capace di dilatare i tempi, ma anche di consentire di valutare (da parte di Napolitano) il comportamento dei vari attori di questa intricatissima situazione.