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LEGGE ELETTORALE/ Becchi (grillino): ecco il piano di Pd e Pdl per farci fuori

Pubblicazione:martedì 6 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 6 agosto 2013, 13.29

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A scrivere di Grillo si corre il temibile rischio di venir raffigurati dal diretto interessato come “pennivendoli”. Eventualmente, ce ne faremo una ragione. Quindi, ecco cos’è successo: ieri i giornali hanno dato notizia della disponibilità dell’M5S a sostenere Letta nel caso di caduta del governo. Una disponibilità subordinata alla sostituzione dei ministri Pdl con personaggi quali Rodotà, Zagrebelsky e Gino Strada, ma espressa da “fonti interne” al movimento, espressione, quindi, di una posizione minoritaria. D’altra parte, ormai da mesi è noto che l’opzione non è mai stata scartata del tutto. Nemmeno, probabilmente, dallo stesso Grillo.  Il quale, tuttavia, si è sentito in dovere di bollare come invenzioni, da pennivendoli, appunto, queste ricostruzioni. «Mai con il Pdl, e neppure con il Pd», ha ribadito il comico genovese. Tra i motivi di tanto imbarazzo rispetto ad un ipotetico accordo, c’è anche la vicenda legata alla riforma della legge elettorale. Abbiamo parlato con tutto ciò con Paolo Becchi, professore di Filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova 

Perché l’M5S continua a dire “no” a tutto?

Guardi, le notizie apparse sui giornali lasciano perplessi. L’intera linea politica dell’M5S si è sempre connotata per un’integrale contrapposizione al Pd, al Pdl, e al governo della larghe intese. Anche per questo il movimento ha preso così tanti voti. Che in seguito ad un rovesciamento dell’attuale governo possa formarsi una maggioranza alternativa di cui potrebbero far parte i 5 Stelle è impensabile, decreterebbe la loro fine. Tanto più che, rispetto alla legge elettorale, i partiti con i quali l’M5S dovrebbe governare stanno mostrando tutta la loro scarsa credibilità e ipocrisia.

Cosa intende?

Questo governo si è presentato al popolo italiano con l’idea, tra le altre cose, di riformare la Costituzione entro 18 mesi. All’interno di questa ipotesi, era contenuta la riforma elettorale, da realizzarsi in funzione della revisione dell’architettura dello Stato (superamento del bicameralismo perfetto, rafforzamento dei poteri del premier, ecc…). Quindi, era stata considerata una misura importante, ma non prioritaria.  Ma questa era l’impostazione precedente dalla sentenza definitiva di condanna di Berlusconi.

Poi, cos’è successo?

La riforma costituzionale è passata in secondo piano, anche grazie all’M5S che ha preteso lo slittamento, ritenendo impensabile la riforma della Carta con un condannato; tuttavia, i partiti, improvvisamente, hanno iniziato a considerare la modifica del sistema di voto prioritario e indispensabile.

Cosa c’entra la sentenza con il cambiamento di prospettiva?


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COMMENTI
06/08/2013 - Proporzionale con soglia di sbarramento (Luigi PATRINI)

Il metodo elettorale più "giusto" è quello proporzionale, perché rispetta la realtà del corpo elettorale; naturalmente occorre che i cittadini possano esprimere le preferenze sui candidati (almeno 2: perché è giusto dare un voto al "più conosciuto e noto", ma occorre anche avere la possibilità di esprimere una preferenza anche per il candidato che conosciamo meglio, che ci pare più innovativo; per garantire la stabilità di governo è opportuno uno sbarramento (4-5%) abbastanza piccolo per non farci ricadere nei due blocchi contrapposti, ma tale da sollecitare un minimo di aggregazione tra forze contigue. Bisognerebbe ripensare alla riforma elettorale proposta da De Gasperi nel 53: dava un premio di maggioranza solo a raggruppamento che avesse raggiunto il 50,01% alla Camera, cioè la maggioranza assoluta dei consensi espressi. Oggi forse, più che il premio di maggioranza (che deve essere comunque esiguo), sarebbe opportuna una "soglia di sbarramento". Il Signore illumini chi deve scegliere e faccia prevalere l'interesse vero del Popolo, non dei partiti!