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SPILLO/ Quella sentenza che trasforma l'Italia in un grande far-west

Pubblicazione:giovedì 8 agosto 2013

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LETTERA. Il vostro vecchio Yoda era in giro per altre galassie. Quando ha ri-sintonizzato il suo ricevitore satellitare sulla Terra e sull’Italia, non ha potuto non stropicciarsi gli occhi cisposi e stiracchiarsi le orecchie pelose per essere certo di aver visto e sentito bene: su tutte le reti pubbliche e private italiane, un condannato in forma definitiva che, dopo l’ultimo giudizio della Corte di Cassazione, sproloquiava di attacco alla democrazia e di giudici accecati dall’odio di parte. Visto da lontano, l’Italia gli è parsa come quelle miniature imprigionate in una boccia di vetro, ripiena però di acqua fortemente inquinata. Inquinata da una sporcizia morale peggiore di un virus: quella provocata dalla progressiva perdita di senso e di significato delle parole più nobili, come democrazia e libertà. Che suonano sempre più prive del loro significato originale, soprattutto in bocca a chi, coinvolto in diversi processi per motivi infamanti come la prostituzione minorile e la compravendita di parlamentari, continua a sostenere la tesi della persecuzione politica, dimenticando che, ad esempio, la parte dell’accusa, in Cassazione, è toccata per sorteggio ad un giudice già esponente della corrente più conservatrice e vicina alla sua parte politica che ci sia in magistratura. Praticamente tutti giornali del mondo – esclusi i russi…- hanno ritenuto che il giudizio della Cassazione fosse una pietra tombale sulla carriera politica del famoso pregiudicato. Ma in Italia no. Più della metà del paese sembra disposto a bersi le più palesi menzogne.  Pazienza per gli adulatori più proni, che si sono presi, e assai giustamente, la qualifica di irresponsabili dal Capo dello Stato. Assai più grave è il comportamento di persone intelligentissime – anch’esse a libro paga – che dai loro foglietti sparano giudizi sulla “sentenza cazzona”, che sarebbe emblematica di una “violazione dello stato di diritto”.


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