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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Ecco l'errore che manda in fumo la strategia del Pd su Berlusconi

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

Nel Pd l'attuale vertice si muove in modo nervoso e insicuro, alla vigilia di essere spazzato via da una nuova leadership che sfiora circa l'80 per cento dei consensi interni. L'avanzare di Renzi è la conseguenza del dissolvimento del gruppo dirigente dagli ex Pci-Ds oggi in ordine sparso e cioè del fallimento di tre leadership − D'Alema nel 1998, Veltroni nel 2008 e Bersani nel 2013 − coronate da tre "resurrezioni" di Berlusconi. 

Anche vent'anni or sono l'uscita di scena dell'avversario per via giudiziaria prometteva una partita elettorale "a porta vuota". Come all'epoca Achille Occhetto, oggi Matteo Renzi si presenta alla guida di una "gioiosa macchina da guerra". L'antiberlusconismo ha però lo stesso difetto della "questione morale": da un lato colpire "ad personam" e dall'altro mancare di un'analisi seria della crisi economica. La crisi italiana è la grande assente nell'attuale dibattito. Le cause della perdurante recessione sono del tutto ignorate. La "rottamazione" viene delineata come una formula salvifica e si parla di rilancio dell'economia e dell'occupazione come se le casse dello Stato fossero facilmente rimpinguabili: i soldi dei "ricchi" e degli "evasori". Intanto tasse. Discorsi da "vecchia sinistra" che vedeva le crisi del capitalismo come belle occasioni per nuovi equilibri di potere e di redistribuzione del reddito. 

In realtà Berlusconi dal 1994 non ha avuto consensi perché ha diabolicamente ipnotizzato gli italiani, ma perché la sinistra è apparsa incapace di una soluzione di continuità con letture classiste e assistenziali a cui ha aggiunto una aggressività illiberale nel ricorrere alle vie giudiziarie che non sono apparse rispettose del diritto e della verità. La "gioiosa macchina da guerra" sull'onda delle sentenze è già stata in passato un insuccesso, è oggi un film già visto e, soprattutto, si presenta alludendo alla grave crisi economica in modo molto generico e superficiale.

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COMMENTI
11/09/2013 - Botte piena e moglie ubriaca (Luigi PATRINI)

Ccondivido il giudizio critico sull'atteggiamento del PD. Forse il retro-pensiero nascosto dei pdiini è per loro inconfessabile: non sanno decidere se tenersi Berlusconi o farlo fuori perché, a parte le questioni formali suggerite anche nell'articolo ed i problemi di stile (via: un vero nemico si sconfigge in campo aperto - in politica, con libere elezioni! - non con dei ..."sicari"!), Epifani & C. hanno il sentore che, scomparso Berlusconi, il PdL si sfalda e loro, i pidiini, farebbero la stessa fine. Il bipolarismo italiano sussiste solo se ci sono due Superpotenze ?) vere: se ne rimane una sola ...dura non più di qualche ora, perché in realtà nessuna delle due ha una vera "consistenza culturale ed ideale", ma stanno insieme o per i soldi o per l'anti...quel che vuoi! Gli antichi dicevano che "simul stant et simul cadunt"; più prosaicamente, noi diciamo oggi che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Sono curioso di vedere il lieto fine: ormai non manca molto alla conclusione. Sono quasi certo che non ci toccherà ...rimpiangere il passato!

 
11/09/2013 - sono d'accordo (Claudio Baleani)

Premesso che sono d'accordo, io non sarei tanto pessimista sugli ex PCI. Loro stanno in difficoltà perché l'onda che domina il PD (ma anche l'Italia intera) è la malattia psichiatrica. Ma come hanno saputo dimostrare buon senso votando contro Prodi e contro Rodotà, sapranno reagire al buco nero dove si va a cacciare il PD. Però sul PD ho difficoltà. E' un partito che non capisco. Si sono presentati alle elezioni, le hanno vinte e sono andati giustamente al governo. Eppure stanno arrabbiati e insoddisfatti. Ma di che si lamentano? Non ci volevano Berlusconi. A parte il fatto che Berlusconi non è al governo, il problema si risolve facilmente. La prossima volta prendessero più voti. Eppoi, non avevano detto che le riforme si fanno tutti insieme? E allora perché non avrebbero voluto il PDL? Hanno eletto presidente della repubblica uno di loro, Napolitano, e stanno sempre arrabbiati e insoddisfatti. Vogliono rispettare le sentenze. E allora perché non aspettano quella della Corte d'Appello di Milano? E perché non rispettano quelle della Corte di Giustizia Europea che hanno detto che l'Italia sulla giustizia è uno stato canaglia?