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SCENARIO/ Polito: ecco le mosse di Napolitano per salvare Berlusconi (da se stesso)

Secondo ANTONIO POLITO, l’agibilità politica, a Berlusconi, è già stata riconosciuta. Il Cavaliere deve però mettere da parte le intenzioni più bellicose e accettare i consigli del Colle

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Non sono appese al filo della Giunta per le elezioni del Senato le sole sorti di Berlusconi, ma pure quelle del governo; va da sé, infatti, che se costretto a rinunciare al seggio parlamentare, la sopravvivenza dell'esecutivo dipenderà dalla sua reazione. Che potrebbe essere conciliante o belligerante. Insomma, come sempre non è dato di sondare le sue intenzioni. Quel che è certo è che il capo dello Stato sta lavorando per scongiurare il peggio. Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, ci spiega come.

Come interpreta il rinvio di qualche giorno sul voto finale e l’accordo della Giunta sulla procedura da seguire?

Per il Pdl, il massimo risultato è che Berlusconi resti senatore. In subordine, che si faccia ricorso presso la Corte Costituzionale, presso la Corte del Lussemburgo, e che si apra la discussione circa l’ipotesi che la Giunta possa o meno presentare ricorso.

Tutto questo, a che pro?

Esclusivamente per perdere tempo. E perdere tempo, a mio avviso, è una pratica disperata che non sortirà alcun effetto.

Perché no?

Comunque vada, il momento in cui Berlusconi non sarà più candidabile, arriverà inevitabilmente. Anzi, è già incandidabile. Al di là della decadenza senatoriale votata dal Senato. Se si votasse domani mattina, infatti, le Corti d’Appello del tribunale della circoscrizione in cui corresse dovrebbe espellere il suo nome dalle liste elettorali. Proprio per gli effetti della Legge Severino. Le Camere, infatti, giudicano sui requisiti di eleggibilità o incompatibilità dei propri appartenenti. Chi partecipa a nuove elezioni, invece, non fa ancora parte del Parlamento che dovrà stabilire la legittimità della sua candidatura. A metà ottobre, poi, la corte d’Appello avrà riformulato la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. E, in ogni caso, decadrà.

La soluzione giuridica alla vicenda non esiste. Ne esista una politica?

E’ quella suggerita da Napolitano. Che non solo ha invitato Berlusconi a continuare a sostenere il governo ma, addirittura, si è detto fiducioso che lo faccia. Riconoscendogli, oltretutto, il ruolo di importante leader politico. Per questo, è piuttosto bizzarra la tesi di chi, a sinistra, sostiene che si tratti di una vicenda privata che non riguarda il Parlamento, la politica, e le istituzioni. Insomma, è stato tre volte presidente del Consiglio, ed è il capo di un partito che sostiene la maggioranza. Tali ragioni, inducono a pensare che, per Napolitano, l’agibilità politica di Berlusconi non sia messa in discussione. Lo è, invece, la sua permanenza in Parlamento.

Concretamente, cosa sta facendo Napolitano per garantire a Berlusconi di continuare a svolgere il suo ruolo di leader?


COMMENTI
12/09/2013 - Diamogli una mano! (Luigi PATRINI)

L’articolo dice cose sensate e comprensibili, ma suggerirei di integrare il titolo che, almeno in parte, mi pare proprio azzeccato: "...salvare Berlusconi (da se stesso)". È vero: per Berlusconi il pericolo è certamente lui stesso (e questo vale un po’ per ogni uomo che non abbia piena coscienza del proprio essere "limitato"), ma occorrerebbe aiutarlo anche a salvarsi da diversi "amici" che lo circondano, che probabilmente sono poco amici e che sono sempre accondiscendenti verso di lui perché interessati troppo a se stessi ed ai loro propri interessi. Insomma ...se da certi "amici" non sa "guardarsi lui", forse bisognerà …dargli una mano!