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SCENARIO/ Caldarola: Berlusconi e Travaglio possono sfilare il Pd a Renzi

Pubblicazione:domenica 15 settembre 2013

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Lo escludo. A questo punto, resterà affezionato al suo profilo di premier. Anche se dovesse perdere l’incarico. Si è guadagnato, del resto, l’immagine del politico tecnico. Non si può mettere, a questo punto, a fare il gestore di un partito. Soprattutto di un Pd piuttosto radicalizzato.

 

Per inciso, il congresso ci sarà per davvero?

Il Pd, se non vuole sfidare il ridicolo, deve farlo.

 

Hanno qualche chance tutti i candidati che non sono Renzi?

No, al massimo possono erodere il consenso di Renzi. Si sussurra, inoltre, di ritiri, come quello di Civati e di Pittella, e di new entry, come quella di Filippo Andreatta. Uno scenario che favorisce indubbiamente il sindaco di Firenze.

 

Rispetto alla decadenza di  Berlusconi, qual è la strategia del Pd?

Innanzitutto il Pd non ha alcuna strategia rispetto al governo. L’unica cosa certa, è che questo esecutivo non piace a gran parte della base. Il partito, quindi, pensa di dover portare a casa la pelle di Berlusconi come un trofeo che potrebbe essergli strappato da Beppe Grillo. Dietro questo atteggiamento, tuttavia, c’è la grave sottovalutazione di un dato.

 

Quale?

Berlusconi fuori dal Parlamento può continuare a fare politica. Il mondo di centrodestra, inoltre, si sente vittima di un’ingiustizia e non avverte nelle parole dell’avversario l’onore delle armi e il rispetto della sua storia. Prevale l’atteggiamento di Travaglio, il quale nel sostenere che Berlusconi è un delinquente, afferma che lo sono anche tutti quelli che lo votano. Questo clima produrrà nel centrodestra un fenomeno di riaggregazione. Trattandosi di un mondo elettorale che, in passato, è arrivato al 36%, il Pd non capisce che questa battaglia prelude ad una guerra.

 

Decaduto Berlusconi, cosa succede?

La sopravvivenza del governo è un’incognita legata alle sue reazioni. Sappiamo che lui minaccia di farlo cadere. Tuttavia, in molti gli stanno suggerendo di dimettersi e di non farlo. Potrebbe prodursi una maggioranza alternativa che si vendicherebbe sulle sue aziende. Comunque vada, il Pd dovrà decidere se continuare a governare con il Pdl, o se mettersi al centro di una serie di scissioni – attirando transfughi del Pdl e dell’M5S – inimicandosi, però, tutte le forze politiche e moltiplicando le opposizioni. E, in un momento in cui la stabilità è il primo valore, la situazione si potrebbe veramente complicare. Di certo, potrebbe esserci un rimpasto. Specie se i ministri del Pdl lasceranno il governo. Non mi immagino, in ogni caso, episodi tra i più limpidi della storia politica italiana. 

 

(Paolo Nessi)




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