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TOGHE ROSSE/ Violante: la Boccassini ha ragione, i magistrati facciano un esame di coscienza

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Ilda Boccassini (Infophoto)  Ilda Boccassini (Infophoto)

È condivisibile. Una profonda riflessione da parte della magistratura mi pare indispensabile. E deve riflettere pensando soprattutto al suo futuro, non continuando a guardare al passato e alle, ormai, polverose recriminazioni. Il passato esiste e in quel passato esistono le grandi virtù di alcuni e i grandi difetti di altri. Ma il passato diventa una gabbia se non si ha il coraggio di proiettarsi in avanti. 

Lei è ormai noto, parlando dei rapporti tra magistratura e media (tema toccato anche da Ilda Boccassini), per una battuta al fulmicotone: "La vera separazione delle carriere dovrebbe essere quella tra magistrati e giornalisti". Una critica carica di ironia per una solidarietà impropria che spesso si stabilisce tra media e magistrati. Ma a parte questo, perché ritiene utile questa riflessione? 
Perché c'è troppa confusione nei rapporti interni, con la politica, con l'avvocatura e con i mezzi di comunicazione. 

Si tratta quindi di stabilire un equilibrio corretto tra i poteri dello Stato. Ma al proposito, professor Violante, vorrei una sua precisazione sul ruolo della magistratura: "potere" o "ordine"? 
Si discute spesso di questa distinzione. E' la Costituzione che al proposito lascia qualche ambiguità, ma la lettura della Corte istituzionale e della dottrina costituzionalistica è che la magistratura è un potere dello Stato. E' una lettura assolutamente corretta; ma bisogna aggiungere che essere potere dello Stato non è un privilegio, è una responsabilità.

(Gianluigi Da Rold) 



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COMMENTI
23/09/2013 - Brava Boccassini (Claudio Baleani)

Sono tempi strani e si finisce per dare ragione alla dr.ssa Boccassini. Mi chiedo se non fosse preferibile che non ci siano magistrati che aprono alla riflessione, all'autocritica. Che non ci siano perché non ce n'è bisogno. Avete mai sentito dire, chessò, un farmacista che richiama ad una riflessione sulla farmaceutica? E come mai, invece, quando si parla di magistratura si parla come di un corpo che avrebbe una sua discrezionalità e dunque una linea e dunque la possibilità di sbagliare? La Boccassini fa bene a dire quello che ha detto. Farebbe meglio a chiedersi: ma come mai siamo arrivati a questo punto? Come mai la giurisdizione, che è un fenomeno che si applica sempre a singoli casi, è invece diventato un aspetto sistemico? Se gli avanzasse il tempo potrebbe chiedersi anche: ma come mai molti imprenditori preferiscono non investire in Italia proprio per non sottostare al sistema infernale del "diritto"?