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BERLUSCONI/ Il giurista: voto segreto o palese, a chi giova il "far west" delle regole?

Lo scontro politico sulla richiesta di modificare il voto (non più segreto ma palese) in vista della votazione su Berlusconi sancisce il decadimento istituzionale del paese. LORENZA VIOLINI

Votazione in aula (Infophoto) Votazione in aula (Infophoto)

La richiesta di modificare una delle regole auree del regime parlamentare, vale a dire che, se si tratta di votazioni su persone, il voto delle Assemblee non può essere che segreto – un segno di rispetto anche verso gli avversari politici, di tutela della libertà di coscienza e della privacy - manifesta, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto decaduta sia la vita politica e istituzionale del nostro Paese, reso incapace di trovare un consenso sostanziale su elementi di sistema che consentano a tutti, amici e nemici, di esistere. 

Risulta difficile, in questo clima, mantenere almeno un barlume di razionalità; tutto si fa provocazione e viene letto solo alla luce di fini immediati e contingenti o di una sfiducia generalizzata da far west: sopravvive chi estrae per primo la pistola. 

E, invero, cambiare una regola è certamente legittimo (il voto segreto sulle leggi è stato modificato per permettere ai governi della prima repubblica di essere un po' meno instabili sottraendo potere ai franchi tiratori); dubbio è se sia corretto cambiarla per accelerare la fine di un singolo avversario politico. Invece, avere regole stabili per il funzionamento degli organi costituzionali è un principio di civiltà, non sempre rispettato nel nostro Paese, tanto che quando si riuscì, dopo 40 anni, a varare il Regolamento per la Verifica dei poteri (31 gennaio 1992, sotto Spadolini) si gridò al "miracolo parlamentare"; evidentemente in Italia quando i legislatori hanno sussulti di buon senso e fanno cose ragionevoli qual è quest'ultima (visto che si tratta di un regolamento che prevede procedure e garanzie paragiurisdizionali quali esercizio del diritto di difesa  per lo svolgimento di questa attività che è certamente di natura politica, ma che ha anche forte incidenza sull'esercizio dei diritti fondamentali) si deve aspettare il miracolo; le ragioni giuridiche, evidentemente, non bastano. 

Oggi, per eliminare il voto segreto, occorrerebbe modificare il Regolamento del Senato, non essendo sufficiente un semplice parere della Giunta per il regolamento (come pure è stato sostenuto), un processo a tempi lunghi, cosa che rende evidente la strumentalità della richiesta. 

Se, nonostante tutto, si cambiasse, e già sarebbe una fine triste se si giungesse a tanto, per aggiungere devastazione a scorrettezza si dice che la richiesta (dei grillini e, di rincorsa, del Pd) sia motivata dal timore che, pur di far cadere il governo, una parte dell'opposizione o persino di chi il governo lo sostiene, sia disposta a votare a favore di Berlusconi per addossare poi la responsabilità a franchi tiratori dell'uno o dell'altro partito, con il che adombrando che chi difendesse il voto segreto lo stia facendo per difendere solo il proprio disegno politico. 


COMMENTI
16/09/2013 - Sogno un voto sempre segreto (Giuseppe Crippa)

Noto una palese contraddizione nel discorso di Luigi Patrini, che esordisce ritenendo che il voto del parlamentare debba sempre essere palese e poi giustifica il voto segreto nel caso di votazioni che riguardino un singolo… Personalmente sono sempre a favore del voto segreto (con procedura elettronica ma con gravissime sanzioni ai cosiddetti “pianisti”) perché la segretezza rimane l’unico modo per tutelare perfettamente la libertà di voto a qualsiasi livello, dal Parlamento al Condominio. Ovviamente presuppongo la possibilità di scegliere il parlamentare che voto, cioè la preferenza, e se la segretezza consente la corruzione o l’estrinsecarsi di ignobili passioni (odi, invidie ecc.) prendiamocela poi con la natura umana e con quelli che avremo scelto.

 
16/09/2013 - Questo voto resti segreto (Luigi PATRINI)

Cambiare le regole in corso d'opera è sempre scorretto. Credo che il voto dei Parlamentari dovrebbe essere sempre "palese", perché - come recita l'art.67 della Costituzione - il Parlamentare "esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Questo perché egli deve, in primo luogo rendere conto delle sue scelte al cittadino-elettore e, solo in secondo luogo, deve renderne conto al suo partito. Dunque è giusto che nel caso di votazioni che riguardano una singola persona - anche se si chiama Silvio Berlusconi - si voti in modo "segreto", rispettando la "coscienza" (si deve sempre presumere il "meglio" in chi abbiamo votato!)del Parlamentare che vota. La Violini ha ragione: che si discuta di questa questione è proprio segno del degrado a cui è giunta la nostra classe politica!