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BERLUSCONI/ Il giurista: voto segreto o palese, a chi giova il "far west" delle regole?

Pubblicazione:lunedì 16 settembre 2013

Votazione in aula (Infophoto) Votazione in aula (Infophoto)

La richiesta di modificare una delle regole auree del regime parlamentare, vale a dire che, se si tratta di votazioni su persone, il voto delle Assemblee non può essere che segreto – un segno di rispetto anche verso gli avversari politici, di tutela della libertà di coscienza e della privacy - manifesta, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto decaduta sia la vita politica e istituzionale del nostro Paese, reso incapace di trovare un consenso sostanziale su elementi di sistema che consentano a tutti, amici e nemici, di esistere. 

Risulta difficile, in questo clima, mantenere almeno un barlume di razionalità; tutto si fa provocazione e viene letto solo alla luce di fini immediati e contingenti o di una sfiducia generalizzata da far west: sopravvive chi estrae per primo la pistola. 

E, invero, cambiare una regola è certamente legittimo (il voto segreto sulle leggi è stato modificato per permettere ai governi della prima repubblica di essere un po' meno instabili sottraendo potere ai franchi tiratori); dubbio è se sia corretto cambiarla per accelerare la fine di un singolo avversario politico. Invece, avere regole stabili per il funzionamento degli organi costituzionali è un principio di civiltà, non sempre rispettato nel nostro Paese, tanto che quando si riuscì, dopo 40 anni, a varare il Regolamento per la Verifica dei poteri (31 gennaio 1992, sotto Spadolini) si gridò al "miracolo parlamentare"; evidentemente in Italia quando i legislatori hanno sussulti di buon senso e fanno cose ragionevoli qual è quest'ultima (visto che si tratta di un regolamento che prevede procedure e garanzie paragiurisdizionali quali esercizio del diritto di difesa  per lo svolgimento di questa attività che è certamente di natura politica, ma che ha anche forte incidenza sull'esercizio dei diritti fondamentali) si deve aspettare il miracolo; le ragioni giuridiche, evidentemente, non bastano. 

Oggi, per eliminare il voto segreto, occorrerebbe modificare il Regolamento del Senato, non essendo sufficiente un semplice parere della Giunta per il regolamento (come pure è stato sostenuto), un processo a tempi lunghi, cosa che rende evidente la strumentalità della richiesta. 

Se, nonostante tutto, si cambiasse, e già sarebbe una fine triste se si giungesse a tanto, per aggiungere devastazione a scorrettezza si dice che la richiesta (dei grillini e, di rincorsa, del Pd) sia motivata dal timore che, pur di far cadere il governo, una parte dell'opposizione o persino di chi il governo lo sostiene, sia disposta a votare a favore di Berlusconi per addossare poi la responsabilità a franchi tiratori dell'uno o dell'altro partito, con il che adombrando che chi difendesse il voto segreto lo stia facendo per difendere solo il proprio disegno politico. 


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COMMENTI
16/09/2013 - Sogno un voto sempre segreto (Giuseppe Crippa)

Noto una palese contraddizione nel discorso di Luigi Patrini, che esordisce ritenendo che il voto del parlamentare debba sempre essere palese e poi giustifica il voto segreto nel caso di votazioni che riguardino un singolo… Personalmente sono sempre a favore del voto segreto (con procedura elettronica ma con gravissime sanzioni ai cosiddetti “pianisti”) perché la segretezza rimane l’unico modo per tutelare perfettamente la libertà di voto a qualsiasi livello, dal Parlamento al Condominio. Ovviamente presuppongo la possibilità di scegliere il parlamentare che voto, cioè la preferenza, e se la segretezza consente la corruzione o l’estrinsecarsi di ignobili passioni (odi, invidie ecc.) prendiamocela poi con la natura umana e con quelli che avremo scelto.

 
16/09/2013 - Questo voto resti segreto (Luigi PATRINI)

Cambiare le regole in corso d'opera è sempre scorretto. Credo che il voto dei Parlamentari dovrebbe essere sempre "palese", perché - come recita l'art.67 della Costituzione - il Parlamentare "esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Questo perché egli deve, in primo luogo rendere conto delle sue scelte al cittadino-elettore e, solo in secondo luogo, deve renderne conto al suo partito. Dunque è giusto che nel caso di votazioni che riguardano una singola persona - anche se si chiama Silvio Berlusconi - si voti in modo "segreto", rispettando la "coscienza" (si deve sempre presumere il "meglio" in chi abbiamo votato!)del Parlamentare che vota. La Violini ha ragione: che si discuta di questa questione è proprio segno del degrado a cui è giunta la nostra classe politica!