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Politica

DECADENZA/ Il giurista: se Berlusconi apre la crisi l’Italia sarà commissariata

Mario Draghi ed Enrico LettaMario Draghi ed Enrico Letta

Il voto su Berlusconi rischia di destabilizzare un quadro politico estremamente fragile. Enrico Letta sarebbe stato ben contento se non avesse dovuto passare l’ultimo mese e mezzo a preoccuparsi della durata del governo che guida, preso come è tra vincoli esterni ed esigenze di rilancio di una economia massacrata in nome dell'Europa.

 

In questo quadro come valuta il ruolo di Napolitano?

La verità è che in Italia dopo le ultime elezioni c’è stato un vuoto totale della politica. E’ normale che, in questa situazione, il vuoto sia colmato da altre istituzioni, le quali sarebbero felicissime di operare in un contesto di normalità. Insomma, non è il presidente della Repubblica che si arroga dei poteri che non sono suoi. E' che, in questa fase, Napolitano sta svolgendo una funzione suppletiva che gli è stata consegnata dalle stesse forze politiche che lo hanno rieletto.

 

Che cosa ne pensa invece per quanto riguarda il dibattito sul voto segreto?

Su questa questione la Costituzione è molto chiara. I regolamenti parlamentari sono approvati da ciascuna Camera a maggioranza assoluta. Non c'è dubbio che, con i tempi e le forme dovute, i regolamenti si possano modificare, come è stato ventilato negli ultimi giorni. Almeno dai tempi del governo Spadolini, il voto al Senato sulle singole persone è segreto per ragioni che sono facilmente intuibili. Certo, è singolare che si vogliano cambiare in corsa le regole che disciplinano un procedimento che è già cominciato dieci giorni fa davanti alla giunta per le elezioni.

 

Che cosa c’è dietro la richiesta di introdurre il voto palese?

La ragione è che si ha semplicemente paura di un esito che non è affatto scontato. Un voto segreto potrebbe salvare Berlusconi. E allora per eliminare questo rischio si parla di modifiche dei regolamenti. Desidero sottolineare che il procedimento di esame della posizione di Berlusconi è già incominciato. Siccome si teme un esito che sarebbe difficile da spiegare ai rispettivi elettorati, si modificano le regole nel bel mezzo del procedimento. Insomma, dalle leggi ad personam si passa al procedimento di voto ad personam. Sinceramente non riesco a vedere la differenza.

 

(Pietro Vernizzi)

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