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CONGRESSO PD/ Caldarola: Renzi usa Berlusconi per "bruciare" Letta

Secondo PEPPINO CALDAROLA, comunque vada il congresso, il vero avversario di Renzi non è nessuno degli altri candidati, ma Letta. I due sono destinati a scontrarsi per molto tempo

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Neanche questa assemblea del Pd è stata risolutiva circa i nodi da sciogliere, salvo sancire – questo sì, definitivamente – quanto la confusione regni sovrana. Sono state approvate le regole per il congresso, che si dovrebbe celebrarsi l’8 dicembre, ma un blitz di alcune fazioni astensioniste (bindiani, weltroniani, Civati) ha fatto mancare il numero legale per modificare lo statuto. Frattanto, sui media, campeggia quasi esclusivamente l’intervento di Renzi, che ha pressoché oscurato tutti gli altri. Il sindaco di Firenze ha fatto autocritica («non siamo più il partito dei lavoratori»), ha auspicato che il Pd guadagni il consenso necessario per governare da solo, e ha attaccato Letta parlando di «quelli che danno sempre la colpa agli altri». Come il premier, appunto, «che imputa all’instabilità politica lo sforamento del 3% del rapporto deficit/ pil». Che sta succedendo? Lo abbiamo chiesto a Peppino Caldarola, giornalista e scrittore. 

 

Come giudica il caos sulle regole?

Basta guardare ai numeri per rendersi conto delle condizioni in cui versa il partito: gli iscritti si sono praticamente dimezzati; durante l’assemblea, invece, è venuto a mancare il numero legale. Ciò significa che gran parte del gruppo dirigente ritiene di non dover partecipare alla vita del partito, tantomeno al suo momento principale. Costoro, alla vigilia del congresso, mostrano di non credere al congresso stesso.

 

Perché no?

Non percepiscono nient’altro che un gioco estenuante attorno alle regole e non sono, fondamentalmente, entusiasti di nessuno dei candidati.

 

Come giudica il non-automatismo tra leadership e premiership, fondamentalmente l’unica regola emersa dal dibattito?

Per molti aspetti, è ridicola. E’ovvio che se il segretario viene eletto oggi, ma si vota tra due nani, è legittimo indire nuove primarie per verificare se goda ancora dello stesso consenso. Ma se si vota nell’arco di un anno, è impensabile che il segretario non sia anche il candidato premier.

 

Perché, secondo lei, è stata fatta?

 Per tenere la porta aperta ad un’eventuale candidatura di Enrico Letta. Se fosse lui stesso a staccare la spina al proprio governo, perderebbe la patina dell’uomo del compromesso con Berlusconi, diventandone il primo avversario e, di conseguenza, il primo concorrente di Renzi.

 

Renzi, dal canto suo, continua ad attaccare il premier.

La verità è che siamo passati dal dualismo D’Alema-Veltroni, a quello Letta-Renzi. La cosa buffa è che mentre il dualismo tra gli ex comunisti puntava al primato dell’opposizione, quello tra gli ex democristiani punta al primato di governo. Il vero avversario di Renzi, dunque, non è Cuperlo né Civati, ma il premier. E’ un uomo di governo, rassicura l’establishment economico, e ha una forza di attrazione su parte del mondo elettorale del Pd. L’antagonismo tra i due è destinato a durare a prescindere dalle eventuali battaglie congressuali o dalle prossime primarie. Si tratta di due opzioni che, nel medio periodo, potrebbero connotare due partiti diversi.

 

Cosa intende?