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TELECOM ITALIA/ Beppe Grillo: è una catastrofe, il governo blocchi la vendita

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Beppe Grillo (InfoPhoto)  Beppe Grillo (InfoPhoto)

Mentre Pd e Pdl chiedono al governo di riferire “al più presto” al Parlamento sulla vicenda Telecom Italia, Beppe Grillo parla di “un disastro annunciato da un saccheggio continuato, pianificato e portato a termine con cinismo di quella che era tra le più potenti, innovative e floride società italiane”. Il leader del Movimento 5 Stelle dice di aver previsto in passato “questa fine ingloriosa con la cessione a Telefonica”: la morte di Telecom Italia, scrive oggi Grillo sul suo blog, “è iniziata con la sua cessione a debito ai capitani coraggiosi da parte di D'Alema nel 1999, allora presidente del Consiglio”, il “primo responsabile di questa catastrofe” in cui “un'azienda senza problemi finanziari si ritrovò improvvisamente con più di 30 miliardi di euro di debito”. Telecom, infatti, “possedeva società, immobili, i migliori ingegneri e informatici, aveva la flotta di auto aziendale più grande d’Italia. Un patrimonio costruito con le tasse di generazioni di italiani”. Poi però arrivò quello che Grillo definisce “il tronchetto della felicità” e con lui “la completa spoliazione dell'azienda con cessioni di rami strategici, licenziamenti, scorpori e piani industriali da barzelletta”. Tronchetti si dimise nel 2006 “lasciando 41 miliardi di debiti, in sostanza, escludendo obbligazioni e cartolarizzazioni varie, quelli ereditati da Colaninno e Gnutti. Ma con in meno però tutte le aziende vendute”. In seguito Bernabè “ha agito da liquidatore, poteva solo dare l'estrema unzione”, scrive Grillo. E adesso? “Chi ci ha rubato il futuro deve rispondere di fronte alla nazione di questo scempio. Chi ha guadagnato dalla distruzione di Telecom e del suo grande indotto? I consiglieri di amministrazione? Gli azionisti? I partiti?”, si chiede l’ex comico genovese. Il danno che deriva all'Italia dalla perdita di Telecom Italia “è immenso”, quindi il governo “deve intervenire per bloccare la vendita a Telefonica con l'acquisto della sua quota, è sufficiente dirottare parte dei miliardi di euro destinati alla Tav in Val di Susa che neppure il governo francese vuole più”. Subito dopo, conclude Grillo, “va avviata una commissione di inchiesta parlamentare per accertare le responsabilità e gli eventuali guadagni illeciti”.



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