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CROCETTA/ Il Pd gli toglie l'appoggio e fa le prove di crisi (nazionale)

FRANCESCO INGUANTI commenta la decisione della direzione regionale siciliana del Partito Democratico di togliere il sostegno alla Giunta Crocetta. Ecco tutti i possibili scenari.

Rosario Crocetta (Foto InfoPhoto) Rosario Crocetta (Foto InfoPhoto)

Tanto tuonò che piovve. Ma questa volta siamo di fronte più che a un temporale estivo ad un nubifragio. La decisione della direzione regionale siciliana del Partito Democratico di togliere il sostegno alla Giunta Crocetta dovrebbe, a rigor di logica, (ma c’è una logica nella politica odierna?) provocarne la sua caduta. E’ impensabile, numeri alla mano, che in Assemblea regionale si possano trovare 18 deputati che sostituiscano quelli del Pd e consentire raggiungere quota 46, quella necessaria per formare una maggioranza.

Ma Crocetta ha già provato a tranquillizzare tutti affermando: "Io non sono tipo da ribaltini. Sono molto coerente e disponibile anche alle conseguenze più estreme. Io porto gli atti. Se vanno bene li votino. Il Governo prosegue la sua azione, io sono stato eletto direttamente dai cittadini". Ma per quanto Crocetta sia riuscito a innovare anche le più basilari regole della politica e dell’amministrazione, sconfinando spesso nel campo dell’illegalità, vi è pur sempre una dato oggettivo con cui deve fare i conti: i numeri in Parlamento regionale. Tutti gli scenari che si possono ipotizzare hanno dose di rischio elevatissimi.

Primo: accettare il rimpasto preteso dal Pd significherebbe rinunciare a gran parte dell’autonomia di cui lui ha goduto finora, sarebbe quasi chiedergli una mutazione del suo Dna e porterebbe alla definitiva frantumazione di quel famoso "cerchio magico" di cui ancora attendiamo le meraviglie.

Secondo: cambiare maggioranza comporterebbe una apertura verso i grillini il cui capogruppo Giancarlo Cancellieri si è subito precipitato a dire che “la vera notizia è che il Pd ha rotto. E ha rotto anche Crocetta e questo governo dell'immobilismo”. E annuncia una mozione di sfiducia che sarà presentata all'Ars in ottobre. Non bisogna scordare che proprio il Movimento Cinque Stelle aveva posto, già prima delle vacanze estive, una sorta di ultimatum a Crocetta per chiedere di accelerare l'approvazione di molte leggi. E tutto ciò non solo non è avvenuto, ma non ci sono nemmeno segni che possa accadere.

Terzo: navigare a vista e cercare volta per volta il consenso tra i deputati. Ma questa ipotesi richiede comunque uno zoccolo duro di onorevoli in aula su cui poter contare, cosa che oggi non esiste più. A questo punto bisognerebbe parlare di quell’araba fenice costituita dell’opposizione. Possiamo solo registrare dichiarazioni, ma nessun segno reale dell’esistenza in vita di un organismo politico degno di questo nome. "Non so - ha detto Nello Musumeci, leader de La Destra - se si debba credere alla volontà del Pd di uscire dal governo. Crocetta farebbe bene a procedere a una verifica per sapere se c'è ancora una maggioranza tra chi lo ha voluto candidato pronta a sostenerlo".