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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Violante: con Berlusconi rischia di finire il Pd?

LUCIANO VIOLANTE spiega perché ancora non è chiaro che tipo di partito hanno in mente quanti si vogliono candidare alle segreteria, né che rapporto costruire con la società italiana

Luciano Violante (Infophoto)Luciano Violante (Infophoto)

Non si può ancora dire che la Festa nazionale del Pd di Genova abbia incoronato Renzi segretario. Di sicuro, però, ne è uscito molto più vicino alle leadership di prima. Aver ottenuto il sostegno di Franceschini e Fioroni significa aver incassato un credito enorme. Resta da capire cosa si accinge, esattamente, a prendere in mano. Alle storiche divisioni interne del Pd, infatti, si è aggiunto il sostegno ad un governo che, per certi versi, ne ha snaturato la ragione sociale, mentre molti dei problemi emersi dalla non-vittoria alla elezioni o quelli da essa determinati ancora non sono stati risolti. Sullo sfondo, resta la vicenda giudiziaria di Berlusconi. Abbiamo il fatto il punto sulla situazione con Luciano Violante.


Lei, il giorno in cui Epifani fu scelto come segretario, disse che la priorità del Pd consisteva «nel ricostruire un senso di appartenenza e di identità politica tra il partito, i suoi iscritti, e l’elettorato». A che punto siamo?

Il Pd, in questa fase, è impegnato fortemente nel sostegno al governo, e per indirizzare la sua azione soprattutto sul fronte sociale. Detto questo, credo non sia ancora emerso con chiarezza il tipo di partito che i vari contendenti per la segretaria intendono proporre. Approssimativamente, il modello di Renzi è il partito leggero: una formazione prevalentemente elettorale, pressoché priva di peso territoriale, lontana dagli schemi tradizionali della sinistra. Gli altri, Cuperlo per esempio, pensano invece a un modello maggiormente organizzato e strutturato sul territorio. La seconda cosa che i contendenti non hanno ancora chiarito è la loro lettura della società italiana di oggi e di domani.

Renzi si è detto pronto per la leadership del partito, ma la base è pronta per Renzi?

Credo che Renzi, in questo momento, stia parlando al vastissimo elettorato di centrosinistra e all’elettorato non di centrosinistra disposto a cambiare voto. Questo, di per sé, non è un errore: fare politica significa anche spostare forze che sono all’esterno del proprio “recinto” politico. Tuttavia, è necessario avere l’attenzione e la sensibilità di interrogarsi su ciò che viene percepito da quanti già fanno parte del recinto. Intendo dire che occorre che il rapporto tra i dirigenti e la base sia intenso. E che chi fa parte dei primi, non può essere legittimato innanzitutto da chi non fa parte dei secondi. A meno che il partito non sia una mera formazione elettorale, che si mobilita in favore del leader solo in occasione delle elezioni.

E un partito così, non va bene?