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Politica

CRISI GOVERNO LETTA/ Diretta, Berlusconi: la nostra esperienza di governo è finita (aggiornamenti e notizie alle 19.45)

Di fronte a una crisi di governo evidentemente aperta, ci si chiede come se ne possa uscire. In diretta tutti gli aggiornamenti, le dichiarazioni dei diretti interessati e gli sviluppi.

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Il Pdl non voterà la fiducia. Lo ha assicurato al termine della riunione dei gruppi parlamentari il senatore Pdl Francesco Nitto Palma, il quale ha aggiunto che "non ci sono state voci di dissenso. La posizione di Cicchitto è legittima ma differisce con quanto detto dal presidente Berlusconi". Ha commentato gli ultimi sviluppi anche Pierferdinando Casini, che oggi ha avuto un lungo colloquio con Mario Monti: "Le elezioni ora sarebbero un salto nel buio che vedrebbe la vittoria di qualcuno sulle macerie dell'Italia", ha detto il leader centrista, secondo cui "serve un governo che abbia un ampio respiro, sia stabile e duraturo. La mera contabilità numerica non serve. Noi stiamo lavorando perché si abbia un governo stabile che possa fare quelle riforme di cui il Paese ha bisogno".

"La nostra esperienza di governo è finita". Lo ha detto oggi Silvio Berlusconi ai gruppi parlamentari del Pdl, secondo quanto si apprende in questi minuti. Al termine della riunione, il Cavaliere ha lasciato Montecitorio dall'uscita posteriore di via dell'Impresa.

Si è conclusa poco fa la riunione dei parlamentari del Pdl, durante la quale ha parlato solamente Silvio Berlusconi: "Mi sarei augurato che al suo intervento fosse seguito un dibattito, anche convocando un'altra riunione domani", ha detto Fabrizio Cicchitto lasciando la riunione. "Alla fine dell'intervento del presidente ho chiesto che ci fosse un supplemento di dibattito, ma mi è stato cortesemente detto di no da Schifani e Brunetta". “Questo governo – ha poi aggiunto - avrà sette giorni a disposizione per varare i decreti sull'Iva e sull'Imu" e per farlo "congeleremo le dimissioni dei ministri, ma se Letta si presenterà mercoledì in Parlamento noi gli voteremo la fiducia". Quindi, ha spiegato Cicchitto, "o congeliamo le dimissioni dei ministri e, così facendo, vengono meno le ragioni per un voto di fiducia oppure il Pdl deve votare la fiducia". Questo è l'unico modo “per fare ciò che Berlusconi ha detto e cioè votare delle misure in pochi giorni".

Silvio Berlusconi è ancora alla Camera dove è in corso la riunione dei gruppi congiunti del Pdl: "Dobbiamo restare uniti, non dobbiamo dare all'esterno l'impressione che sta dando il Pd, i panni sporchi si lavano in casa - avrebbe detto il leader di Forza Italia, secondo quanto si apprende -. Quello che hanno fatto i ministri lo hanno fatto in buona fede ma abbiamo chiarito tutto". Il Cavaliere avrebbe anche indicato la road map per il futuro: rispettare gli impegni elettorali presi su Imu e Iva, varare la legge di Stabilità "purché non aumenti la pressione fiscale" e alla fine tornare al voto. Berlusconi avrebbe inoltre ribadito il suo no a un "governo di trasfughi".

"Dobbiamo spiegare ai nostri cittadini le nostre ragioni. Forza Italia non è una forza estremista e nessuno mi ha costretto a far dimettere i ministri". A dirlo, secondo quanto si apprende, sarebbe stato Silvio Berlusconi durante la riunione dei gruppi del Pdl. "Ho deciso da solo nella notte perché gli italiani non capivano come facevamo a stare al governo con la sinistra se i nostri deputati si erano dimessi", avrebbe aggiunto il Cavaliere, secondo cui "l'uso politico della Giustizia" sarebbe "un cancro della democrazia" e che "in altri Paesi la magistratura non ha un potere incontrastato come in Italia".

L'Osservatore Romano interviene sul tema della crisi di governo, definendola una "crisi da irresponsabili". Parole dure come si può capire, che condannano senza mezzi termini la decisione dei ministri Pdl di dare le dimissioni aprendo appunto una crisi di governo. "Una crisi che appare irresponsabile provocare non solo per le sue ripercussioni economiche, ma per le ricadute sulla credibilità dell'intera classe politica italiana", si legge ancora. L'articolo è a firma di Marco Bellizzi e come titolo ha questa frase: «L'Italia costretta a una nuova crisi politica». A monte di questa crisi, si legge, le vicende giudiziare del leader del Pdl che condizionano il clima generale. Il timore è che "il tessuto condiviso di regole sul quale si basa ogni convivenza civile, lacerato nel corso di questi anni da un confronto politico esasaperato, rischi di uscire definitivamente compromesso da una chiamata permanente allo scontro".

Due giorni al voto di fiducia: mercoledì prossimo il premier Enrico Letta interverrà prima al Senato e poi, nel pomeriggio, alla Camera. E' quanto è emerso dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Questo il programma nel dettaglio: le comunicazioni del presidente del Consiglio dureranno circa quaranta minuti, seguite da quelle dei gruppi per un totale di due ore (31 minuti saranno concessi al Pd, 17 al Movimento 5 Stelle, 16 al Pdl, 12 a Scelta civica, 10 alla Lega, 10 a Fratelli d'Italia, 10 al gruppo Misto). Sarà poi la volta della replica del capo del governo, dopo di che, nel caso di una mozione di fiducia, si svolgeranno le operazioni di voto. A quanto pare, però, l’apposizione della fiducia non è affatto scontata: "Dipenderà da come andrà il dibattito - ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, al termine della conferenza dei capigruppo di Montecitorio - Le comunicazioni del presidente del Consiglio sono aperte alla presentazione di documenti sui quali ci può essere l'apposizione della fiducia".

Almeno venti senatori del Pdl sarebbero pronti ad abbandonare il Pdl se Berlusconi farà effettivamente cadere il governo Letta. E’ quanto ha fatto sapere una fonte interna al partito all’agenzia Reuters: "Se stasera Silvio non decide di fare un passo indietro rispetto al progetto dei falchi, da qui a mercoledì si potrebbe costruire un nuovo soggetto diversamente moderato", ha detto l’interlocutore che ha preferito rimanere anonimo. "Al Senato gli ex Pdl potrebbero essere più di 20", ha quindi aggiunto.

L'eventuale caduta del governo Letta "mette a rischio gli obiettivi di bilancio" e "crea incertezza in un periodo cruciale". Lo fa sapere l'agenzia di rating Fitch, secondo cui "una minor fiducia sul calo del debito/Pil dal 2014" e una incertezza prolungata rappresentano "inneschi potenzialmente negativi per il rating". Dopo Giorgio Squinzi, ha commentato i rischi per l'Italia anche il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, secondo cui è necessaria "una solida governabilità" affinché il nostro Paese possa mantenere i suoi impegni di bilancio. Oltre a questo, c'è bisogno di una "stabilità politica nel medio periodo", anche perché i nostri vicini europei esprimono la loro preoccupazione come farebbero "gli abitanti di un condominio per quanto accade nell'appartamento del vicino". Questo significa, ha concluso Moavero, "che l'Unione è riuscita a creare un senso di comunità".

Beppe Grillo ancora all’attacco. Dopo il nuovo post pubblicato nella serata di ieri sul suo blog, il leader del Movimento 5 Stelle ha improvvisato una conferenza stampa fuori dalla sede Rai di viale Mazzini a Roma dopo aver incontrato il direttore generale Luigi Gubitosi: "La Rai, e quindi il dg Gubitosi, deve intervenire sul presidente del Consiglio Letta che su Rai Tre, davanti a cinque milioni di spettatori, ha detto una cosa falsa. Non siamo noi ad aver votato il Porcellum, ma lui", ha detto Grillo. “Questa gente”, quindi, “non si deve più avvicinare alla legge elettorale e alla Costituzione. Devono andare via perché sono stati soci per vent'anni di un bandito". Intanto anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha lanciato l'allarme: "Mi auguro che tutta questa instabilità non porti a una precettazione del nostro Paese da parte dell'Europa, a una gestione commissariale".

Silvio Berlusconi, rientrato questa mattina a Roma, dovrebbe incontrare alla Camera verso le 17 i deputati e senatori del Pdl per fare il punto della situazione, soprattutto in vista del voto di fiducia al governo Letta che dovrebbe essere fissato per mercoledì prossimo. Poco prima, sembra che il Cavaliere abbia organizzato un vertice di partito a via del Plebiscito a cui prenderà parte anche Angelino Alfano. Dall’altra parte, invece, i gruppi parlamentari del Partito Democratico dovrebbero riuniranno nella giornata di domani per discutere della crisi di governo. Deputati e senatori democratici si incontreranno quindi alla vigilia dell'intervento di Letta. La presidenza del Consiglio dei Ministri ha inoltre da poco reso noto che sono pervenute le irrevocabili dimissioni dei ministri Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello.

Angelino Alfano e i ministri Pdl (Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliarello) contro Il Giornale, in particolare contro l'editoriale di oggi di Alessandro Sallusti: "E' bene dire subito al direttore de Il Giornale, per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi - scrivono gli esponenti Pdl in una nota congiunta - che noi non abbiamo paura. Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro Movimento politico, si sbaglia di grosso". "Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini - si legge ancora - sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de Il Giornale lavorava nella redazione che divulgò la notizia dell'informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli, nel 1994".

L'aumento dell'Iva è colpa del governo Letta, "che non ha saputo intervenire per bloccarla nonostante le promesse". A dirlo, parlando a Milano, è il segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni, secondo cui "il premier farà di tutto per fare un Letta-bis, prendendo qualche transfuga che come è successo con Prodi esce da altri partiti per attaccamento alla poltrona". Il leader del Carroccio ha poi commentato le dimissioni dei ministri Pdl, affermando di vedere nel partito di Berlusconi "scricchiolii forti": "Stasera c'è la riunione di gruppo, vediamo quello che succede, certamente la Lega è compatta", ha aggiunto. Nel dibattito sulla crisi di governo e sulla possibilità di tornare presto al voto è intervenuta anche Stefania Prestigiacomo: "La decisione di ritirare la nostra delegazione dal governo non è stata improvvisa né impulsiva", ha detto, sottolineando che "se la mancata riforma elettorale dev'essere una scusa per creare un governicchio autunnale, mi sembra il male minore". Poi ha aggiunto: "E' evidente che non esistono più le condizioni della collaborazione fra Pd e Pdl e aver fatto saltare il rinvio del rincaro dell'Iva come rappresaglia politica, è stata la goccia che fatto traboccare il vaso".

In un incontro durato circa un’ora e mezza al Quirinale, Enrico Letta e Giorgio Napolitano hanno deciso che mercoledì dovrà esserci un chiarimento delle Camere: durante il colloquio, si legge in una nota diffusa dal Colle poco dopo, “è stata attentamente esaminata la situazione che si è venuta a creare a seguito delle dichiarazioni del Presidente Berlusconi e delle dimissioni rassegnate dai ministri del PdL in adesione a quell'invito”. Il clima di evidente incertezza venutosi a creare successivamente ha spinto Letta e Napolitano a decidere di "illustrare in Parlamento le proprie valutazioni sull'accaduto e sul da farsi”. Lo stesso concetto è stato poi ribadito dal premier in televisione a “Che tempo che fa”, dove ha detto che “mercoledì probabilmente andremo in Parlamento, è la cosa migliore. Chiederemo la fiducia in entrambi i rami. E ognuno si prenderà le sue responsabilità. Non ho intenzione di governare a tutti i costi, serve una fiducia che consenta di applicare il programma, non per tre giorni. Se non c'è tirerò le conclusioni". Quello che è certo, ha aggiunto Letta, è che “non si può e non si deve votare con il Porcellum perché non garantisce la maggioranza al Senato.  - Sulla vicenda è ovviamente intervenuto anche Silvio Berlusconi, intervistato da Studio Aperto: il Cavaliere si è detto contrario a un “governicchio formato da transfughi” e a un governo “dei traditori”. Ribadendo la necessità di tornare subito al voto, il leader di Forza Italia ha spiegato che per lui “la politica è moralità e la moralità è rispettare le promesse fatte ai nostri elettori”, ma il Pd e Letta “sono venuti meno a questo impegno”. “Ho fatto sempre fatto le mie scelte avendo solo e soltanto a cuore gli interessi degli italiani e del Paese. E anche stavolta è stato cosi”, ha aggiunto Berlusconi, che poi chiede: “Come potevamo restare alleati di un presidente del Consiglio e di un partito che per una sorta di rappresaglia verso i moderati decidono di far pagare ai cittadini un aumento delle tasse assolutamente evitabile?”. Forza Italia in tutti i casi resterà unita: “Nulla e nessuno ci dividerà. Domani si riuniranno i gruppi parlamentari e decideremo insieme la linea”, ha fatto sapere il Cavaliere, secondo cui l’unica soluzione è quella di “andare a votare”. Tornando poi sulle dimissioni dei ministri, “non esistono falchi o colombe, non c'era scelta, da presidente del partito ho sentito il dovere di chiedere ai ministri del Pdl di non rendersi complice di questo misfatto”, e loro “hanno recepito subito il mio invito perchè lo hanno ritenuto giusto”. Ma non è stata comunque una decisione facile: “Vedo che c'è preoccupazione ed è comprensibile – ha concluso Berlusconi durante l’intervista a Studio Aperto - Non è stata una scelta facile, non l'abbiamo fatta a cuor leggero, ho avuto ore e ore di incontri e discussioni, sfide dialettiche con diversi esponenti del nostro movimento, poi ho sentito altri al telefono e alla fine ho preso una decisione che mi sembrava assolutamente necessaria”. "Ero già sorpreso della scelta dissennata delle dimissioni dei parlamentari della maggioranza, una cosa mai accaduta", ma "sicuramente ieri è stata una giornata in cui tutto si è accelerato”. Lo ha detto il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, ospite di Lucia Annunziata a "In mezz’ora". L'accelerazione di cui parla il leader democratico si spiega con “l’obiettivo di Berlusconi di portare al voto velocemente il Paese per evitare il voto sulla sua decadenza”, una scelta che rende il presidente di Forza Italia “ancora più avversario di quella Italia che cerca di uscire dalla crisi". Ciò che colpisce di più, ha aggiunto Epifani, "è lo scarabocchio istituzionale che è stato fatto, lo sgarbo alla democrazia, l'attacco alle istituzioni. Una pugnalata alla schiena del Paese”. "Non ci interessano i governicchi – ha poi precisato - ma lavorare per il Paese. Noi siamo favorevoli ad un governo che abbia due priorità, non per Pd ma per il Paese: la legge di stabilità e la legge elettorale. Intorno a questo, il Pd vedrà se ci sono le condizioni per un governo che affronti questi due problemi. Se ce la facciamo a fare un governo di servizio bene, se no ritorna la parola ai cittadini e al voto. Il Pd non ha paura delle elezioni, voglio dirlo con chiarezza". Duro il giudizio anche del ministro della difesa Mario Mauro, il quale considera "la decisione adottata dal Pdl completamente a sfavore dell'Italia, un vero e proprio tradimento che spero possa essere superato con una riflessione onesta da parte di quel partito, venendo incontro non ai bisogno del governo ma ai bisogni del Paese". Proseguendo nella sua esternazione, Mauro si è chiesto cosa sia cambiato rispetto al 22 aprile, quando il Pdl decise di entrare nell'esecutivo: "Ci sono meno buone ragioni perché l'Italia sia aiutata da un governo di grande coalizione per rimuovere il macigno della crisi economica e per sostenere le famiglie e le imprese? Dal mio punto di vista no".

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COMMENTI
30/09/2013 - pacta sunt servanda (Claudio Baleani)

Se bisogna rispettare gli impegni, bisogna fare un governo. Per fare o tenere un governo: Letta doveva approvare venerdì la manovra per non far aumentare l'iva e doveva aspettare che fossero quelli che minacciano le dimissioni a porre la questione di fiducia, non lui a precipitare le cose. Adesso non c'è altra soluzione: Letta deve raccogliere la fiducia su un discorso antitasse al senato. Non importa con quanti voti esce. L'importante è che non vada sotto. Dopo chiede ai ministri PDL se confermano le dimissioni e loro diranno no perché i patti sono confermati. Intanto in questo modo si può costituire l'alternativa amichevole a Berlusconi imbarcando persino Brunetta. L'unico che rimane fuori è Bondi. L'unico pericolo è che la sinistra non accetti di dare il tempo al pdl di riformarsi e voglia andare all'avventura con 5 stelle e cioè alle elezioni. In tal caso sarà nuovamente la situazione di oggi con sei mesi di ritardo. In questo periodo si verifica una cosa: Berlusconi ha circa 300 chiavi per entrare in parlamento e le distribuisce a chi vuole, come d'altronde gli altri capi partito. Quindi: elezioni = salvacondotto ecc. cioè tutte quelle cose che non piacciono alla sinistra. Per essere di sinistra la sinistra deve fare un discorso simil destra: basta tasse.