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GOVERNO/ L'articolo di Tracce: Il nostro compito nella crisi

Pubblicazione:lunedì 30 settembre 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 30 settembre 2013, 17.47

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C’è un test inesorabile delle azioni che si compiono: le conseguenze. Non si può vivere di calcoli, ovvio. Ma a volte gli effetti negativi di certe scelte sono così chiari, e netti, e prevedibili anche prima, che dovrebbero mostrarne di colpo l’irragionevolezza, e suggerire di battere altre strade.

È anche per questo che lascia stupiti e addolorati la leggerezza con cui il Pdl, uno dei pilastri del governo di larghe intese e dell’intera politica italiana, si sta avventurando nel tunnel di una crisi. Si reclama giustizia per Silvio Berlusconi, si parla di «eversione» e di «lesione della democrazia», si scambiano accuse con gli alleati-avversari del Pd, ma si fa tutto questo evitando di fare i conti davvero con una domanda capitale: e dopo?

Eppure non ci vuole molta fantasia per vedere il dopo. Nuove elezioni, con una legge elettorale che sembra fatta apposta per impedire di governare. O una nuova, imprevedibile maggioranza, messa insieme in qualche modo dagli sforzi di Giorgio Napolitano ma sicuramente più debole di quella che c'era. Oppure, alla peggio, le dimissioni di Napolitano stesso e l’avvitamento totale del sistema nel buio. Il tutto senza evitare il tramonto della stagione di Berlusconi, qualsiasi sia il giudizio che se ne dà, e anzi avviandola verso la fine peggiore che si possa immaginare. Perché lascerebbe solo macerie. Anni di sacrifici e sforzi buttati via. La crisi che torna a picchiare durissimo sui mercati e nelle case degli italiani. E il riaccendersi di colpo di un clima da "tutti contro tutti" che non può rallegrare nessuno, perché semina dolore e fatiche ovunque.

Ecco, basterebbe questo, per giudicare dell'irragionevolezza di quello che sta accadendo e della debolezza di una posizione puramente reattiva che per difendere un proprio tornaconto, prescinde da tutto e mette a repentaglio il bene di tutti. Però accade. E lascia senza fiato, perché sembra di dovervi assistere impotenti. Che cosa possiamo fare noi per evitarlo? Che cosa posso fare io?

Si parla e scrive molto in queste ore – a ragione – di «irresponsabilità». Come se le cose si potessero decidere o fare senza rispondere a chi, in qualche modo, ti ha affidato le sue speranze, le attese, i bisogni. In chi si fida di te perché tu faccia le scelte che servono per affrontare i problemi di un popolo, perché la politica è questo. Governare è questo.

Non sappiamo che cosa succederà al governo e al Parlamento, se ci sarà un sussulto di ragionevolezza o se il Paese dovrà scontare fino in fondo l'ennesima tempesta. Però possiamo scoprire che cosa spetta a noi, a ognuno di noi. Rispondere al nostro compito, là dove siamo. Prendere sul serio la responsabilità di quello che abbiamo per le mani. Sul lavoro - o sulla ricerca del lavoro -, a casa, nell'educare i figli. Rispondere a quello che c'è. Sembra poco, ma è tutto. Perché passa tutto da lì. Anche la speranza passa da lì. L'unica, vera Speranza entra nel mondo bussando lì: nelle nostre vite, nelle nostre fatiche, nella nostra giornata.



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