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Politica

BERLUSCONI/ L'unica chance è il Sudafrica

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

E poi vedere, tra meno di un anno ci sono le Europee, e un leader "candidabile" potrebbe ritrovare in Europa quella agibilità politica che in patria gli viene negata. Sono più o meno queste le magre ipotesi sul campo, visto che l'unica politicamente risolutiva – l'assunzione di responsabilità da parte di una politica non più disposta a farsi determinare dalla magistratura, o di usarla a proprio vantaggio – è al di là delle nuvole.

Ma forse la verità potrebbe essere un'altra, a partire da un'altra data: entro il 16 ottobre, il capo-condannato dovrà dire ai giudici se intende scontare la pena ai domiciliari, o farsi affidare ai servizi sociali. Perché, tra tanti vicoli ciechi, c'è n'è uno più buio di tutti: le sentenze, per quanto discutibili, prima o poi però diventano applicabili.

Ma è proprio da qui, ex tenebris lux, che forse può scoccare una scintilla per Berlusconi. Se non di salvezza, almeno di reale agibilità politica. È, in buona sostanza, la famosa "soluzione Pannella". Caro Silvio, gli ha detto il vecchio leader radicale: la condanna ce l'hai, accettala con coraggio, brandiscila tu come una spada di verità, fatti un giro da condannato, ma intanto sposa la nostra battaglia per la giustizia giusta, firma i nostri referendum e trasformati da nemico sconfitto e in vincoli in nuovo centro di un progetto politico: questa agibilità, non te la può togliere nessuno. Qualcuno, con un po' d'ironia cattiva, l'ha ribattezzata "soluzione Mandela". Per sottolineare che, per fare il martire della libertà, bisogna essera a) innocenti come angeli b) idealisti e disinteressati c) coraggiosi fino al martirio. Tre caratteristiche non proprio nel Dna del Nostro. Ma tant'è, i referendum radicali li ha firmati (nella foga, anche quelli contro le leggi firmate da lui: il povero Gasparri ne è uscito pazzo) e s'è detto pronto a riprendere l'iniziativa politica sulla giustizia che – bisogna dirlo – vent'anni fa buttò colpevolmente alle ortiche. 

Berlusconi è uomo di grandi sorprese. Ma se ora smettesse di fare l'imputato (anzi, ormai è condannato) e si rimettesse a fare politica, senza stare a chiedere a nessuno l'agibilità come se fosse un collaudatore di ascensori, il suo spazio non glielo potrebbero negare. Nemmeno dai domiciliari a Villa San Martino. Ma ha davvero la voglia e la forza di farlo? Forse sì, perché se c'è una cosa che sa bene, è questa: comunque vada – da riabilitato, da padre nobile o in effigie sulle bandiere – il prossimo leader del Pdl sarà lui. Che si voti adesso o tra 18 mesi, il centrodestra non ha altra ragione sociale se non il suo Cavaliere. E se è un Cavaliere martire, perché no?

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COMMENTI
04/09/2013 - vita dura (Claudio Baleani)

E chi lo dice che se uno chiede la grazia vuol dire che ammette di essere colpevole? E se anche fosse così, non possiamo lasciare a Berlusconi l'intima convinzione di essere innocente? Infine, nessuno ha indagato anche un'altra strada. Esiste un istituto che si chiama revisione del processo.