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DA BERLUSCONI A CRAXI/ I paragoni sbagliati di un'anima (leghista) in pena

Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto) Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto)

Quando agli inizi degli anni Novanta si arriva alla resa dei conti, i media berlusconiani hanno al Tg5 in plancia un ex “craxiano” come Enrico Mentana, che fa il tifo per il manipulitismo. E al Tg4 hanno addirittura il “fido Fede” che piazza un suo inviato, notte e giorno (tale Paolo Brosio oggi folgorato dalla Madonna di Medjugorje), davanti al Palazzo di Giustizia di Milano e fa servizi che sembrano l'ufficio stampa del pool di Mani pulite. Se fa un piccolo sforzo di memoria, Maroni se li può ricordare benissimo quei servizi “oggettivi” (o può rivederli nella teca di Mediaset) e lui, di certo, non pareva contrario alla linea Fede-Brosio per conto dell'editore Silvio Berlusconi. Poi il Berluskaz, come lo chiamava il senatùr Umbero Bossi, vince abilmente le elezioni con un'ammucchiata che gli è stata suggerita da alcuni competenti in marketing e in politica per frenare il radicalismo di Achille Occhetto.

Ma una delle prime mosse che fa uno dei principali luogotenenti del Cavaliere, l'avvocato e senatore Cesare Previti, è quella di promuovere il “giurista” Antonio Di Pietro niente po' po' di meno a Guardasigilli, cioè a ministro della Giustizia. L'operazione non riesce e puntualmente, per il ruolo che ormai svolge la magistratura, Berlusconi viene centrato dal primo avviso di garanzia durante un meeting internazionale a Napoli. Il Cavaliere e i suoi uomini cominciano, forse, a comprendere, come si sta delineando il quadro politico italiano, quale nuova ripartizione dei poteri si sta disegnando nel Paese. Ma probabilmente non conosce l'arte della politica che è sostanzialmente fatta di “pensiero e azione”.

Berlusconi caratterizza il ventennio “secondorepubblicano” vincendo diverse volte le elezioni, governando e stando all'opposizione, continuando affare sostanzialmente alcune promesse: una svolta liberale che non si è mai verificata; una riduzione delle tesse, che al contrario si sono moltiplicate; una riforma della magistratura e della giustizia che nessuno ha mai visto, nemmeno in bozza. Che cosa c'entri quindi un paragone tra Craxi e Berlusconi in questa vicenda giudiziaria non è proprio possibile immaginaria, a meno che non si discuta al bar Sport. E l'unica citazione possibile in una simile circostanza è quella di un grande filosofo del Novecento: Antonio De Curtis, principe di Bisanzio, più noto come Totò: “Ma mi facci il piacere!”

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