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RENZI-LETTA/ Polito: divisi da Berlusconi

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

Il problema è che ormai si è creata una situazione tale per cui ognuno vuole fare solo le cose di cui si può attribuire il merito. Renzi punta a ottenere il migliore risultato possibile alle prossime europee. Nello stesso tempo Letta non può lasciare l’intero palcoscenico a Renzi, perché questo lo mette in difficoltà con Alfano. E’una situazione che andrebbe sbloccata con un accordo esplicito, chiaro, ampio e duraturo.

 

Alfano ha definito il Jobs Act di Renzi “la solita zuppa” e lo ha criticato sulla legge elettorale. Come si spiega una posizione così dura?

Definire “dura” la linea di Alfano mi sembra un po’ eccessivo. Il vicepremier ha detto che è pronto a firmare già da domani la legge elettorale che prevede il doppio turno e che è una delle tre proposte di Renzi. Ha chiesto a Renzi per quale motivo debba preferirne un’altra, se nella maggioranza c’è già un accordo. Sulle unioni civili e sullo ius soli Alfano ha inoltre risposto che non è d’accordo e che terrà un’altra posizione, come del resto mi sembra legittimo.

 

Quanto sono distanti in questo momento Alfano e Renzi?

E’ un rapporto potenzialmente fecondo, e d’altra parte NCD e Pd sono gli unici due partiti ad avere dei leader giovani, spendibili, entrambi agli inizi della loro strada. Tutto dovrebbe far pensare che i due possano collaborare, ma ciò può avvenire solo in una situazione che non sia da partito personale. Se il Pd si configura come un partito personale, il leader è uno solo. Il problema è stabilire se i due possono fare un pezzo di strada insieme oppure se il successo di uno si contrappone a quello dell’altro.

 

Quanto incide su queste tensioni il personalismo di Renzi?

La deriva personalistica di Renzi acuisce le tensioni. Renzi ha fondato le primarie e la comunicazione nelle settimane che sono venute dopo proprio sulla sua personalità, come accade del resto anche in molti altri partiti da Berlusconi in poi. Questo è un dato ormai permanente del dibattito politico. Il problema è soltanto capire se ci sia la possibilità che questa leadership personalistica conviva in una fase in cui al governo c’è un altro.

 

(Pietro Vernizzi)



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