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RETROSCENA/ Il doppio "pregio" della bocciatura del Porcellum

Pubblicazione:martedì 14 gennaio 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 14 gennaio 2014, 11.47

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Hanno almeno due pregi le motivazioni della bocciatura del “porcellum”, appena rese note dalla Corte costituzionale. Non solo, definiscono piuttosto chiaramente i paletti entro cui si deve svolgere il dibattito sulla riforma della legge elettorale, ma anche sgombrano il campo da ogni dubbio sulla legittimità del parlamento in carica.

Con buona pace di grillini vari e oppositori assortiti, i 15 giudici della consulta sono stati categorici: prevale il principio della continuità degli organi dello Stato, quindi le attuali Camere sono pienamente legittime, e gli effetti della sentenza si vedranno solo a partire dalla prossima tornata elettorale. Quella passata è, appunto, passata. E’ un  fatto concluso, che non può essere rimesso in discussione.

Qualora il parlamento fosse paralizzato dai veti incrociati si voterebbe con un sistema proporzionale puro, con soglia al 4% e con la sola necessità di regolare le modalità per l’espressione del voto di preferenza, ma potrebbe bastare un intervento regolamentare. La sentenza, infatti, è auto applicativa, perché non si può provocare un vuoto legislativo in una materia tanto delicata come la legge elettorale.

In realtà, nessuno si augura di tornare a votare con il proporzionale puro, perché condannerebbe il paese ad un eterno governo delle larghe intese. La discussione sula legge possibile, però, ora può (e deve) ricominciare da capo.

Il primo paletto posto dalla corte riguarda il premio di maggioranza. Il meccanismo previsto dal “porcellum”, in assegna di una soglia minima necessaria per far scattare il bonus di governabilità è stato bollato come distorsivo della volontà popolare, al punto da alterare la rappresentanza democratica. Dunque, qualunque premio di maggioranza futuro dovrà indicare una soglia minima, presumibilmente non inferiore al 40 per cento. Postilla pesante è però che questo istituto non potrà essere cumulato con altri meccanismi maggioritari.

Cerchiamo di tradurre: perfettamente adeguato alla sentenza della Consulta è il sistema del “sindaco d’Italia”, doppio turno di coalizione, dove dunque il premio scatta al raggiungimento della maggioranza assoluta, unito al voto di preferenza. Assai meno adeguato ai paletti posti dai 15 giudici della Corte appare, almeno a prima vista, il “mattarellum” corretto, di cui si è discusso in questi giorni. L’ipotesi avanzata da Renzi e dai suoi, infatti, prevedeva di suddividere la quota proporzionale del 25% contemplata dalla legge del 1993 in un 15% di premio di governabilità e in un 10% di “diritto di tribuna”, riservato alle formazioni minori. Il sommarsi di due meccanismi maggioritari potrebbe però finire di nuovo nel mirino della Consulta.

Il secondo punto chiave della motivazione della sentenza della Corte è il non aver bocciato del tutto le liste bloccate. Basta che siano corte (diciamo 4 o 5 candidati al massimo), perché così si renda possibile identificare il candidato. 


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COMMENTI
14/01/2014 - Non dimentichiamo Ambrogio! (Luigi PATRINI)

La politica deve essere "inclusiva". Il grande S.Ambrogio, che di politica se ne intendeva, parlava di essa come dell'"arte di costruire amicizia in città"; noi potremmo aggiungere: ...nella regione, nello Stato, nel mondo! La politica deve unire, non contrapporre masse di tifosi, come ha fatto il bipolarismo muscolare di questo ventennio! Per questo la Chiesa parla della politica come di "una forma esigente della carità cristiana" (Paolo VI, già successore di Ambrogio sulla Cattedra di Milano!): i cristiani (o coloro che si proclamano tali e tali cercano di essere, non se ne dimentichino!) Pio XII diceva che la scelta dei parlamentari è molto impegnativa (Radiomessaggio Natale 1944) e decisiva per la democrazia: dunque, niente "nani e ballerine"! Anche di questo i cristiani e chi "ama la res publica" non si dimentichino e non si preoccupino se ..."avranno le mani mozzate": meglio andare in Paradiso senza mani che all'inferno pieni di soldi! Chi ha cuore, si rilegga la Nota Dottrinale dell'allora Card. Ratzinger sull'etica e la politica del 2002.