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SENTENZA PORCELLUM/ Scacco alla politica, da oggi decidono i giudici

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Si ritiene che liste corte all'interno di circoscrizioni territoriali limitate consentano la conoscibilità del candidato da parte dell'elettore. E dunque venga salvaguardata la facoltà di scelta dei cittadini. 

Dopo il 4 dicembre si è scatenata una guerra delle intepretazioni per capire quale sistema elettorale sarebbe risultato compatibile con la decisione della Consulta. Di tutti quei dubbi e quelle discussioni che cosa sopravvive oggi?
È una "guerra" destinata a continuare a lungo, sia a livello politico che giuridico. Per quanto la Corte abbia fatto un grande lavoro per cercare di ricondurre tutto nell'alveo dei suoi precedenti, siamo di fronte ad una sentenza a dir poco anomala, soprattutto da un punto di vista processuale. Continuo a pensare, come molti altri, che questa questione non potesse andare davanti alla Corte senza smentire cinquant'anni di giurisprudenza. Del resto non è un caso che la Corte abbia ritenuto di spendere tante parole sulla rilevanza "politica" della questione. Lei mi chiede cosa resta dei discorsi di questi ultime settimane. Resta che oggi ci troviamo di fronte all'enunciazione di due principi. Il primo: la legislazione elettorale non può manipolare oltre misura il risultato del voto; il secondo, come detto, è il principio della conoscibilità del candidato da parte dell'elettore.

Se si dovessero tradurre questi due principi in rapporto alle soluzioni che sono state avanzate? 
Beh, sicuramente c'è un'opzione di fondo a favore del sistema proporzionale, che come tale postula l'eguaglianza del voto che la Corte ha cercato di difendere. La Corte ammette manipolazioni purché non siano eccessive. In futuro bisognerà capire − ed è tipico di questo genere di giurisprudenza − cosa voglia dire, di volta in volta, manipolazione eccessiva. 

Che significa, scusi?
Significa, in altre parole, che scostamenti rispetto al modello proporzionale originario sono possibili, ma saranno sempre sindacabili in futuro da parte della Corte.

Vuole far luce, per favore, sui criteri che hanno ispirato la difesa operata dalla Corte? Vuol dire che non si tratta di criteri positivi ma solo negativi?
Non sono criteri di diritto positivo ma di diritto giurisprudenziale. È un fatto che la Corte si sia soffermata sul principio di proporzionalità che la nostra Costituzione non conosce e che la Corte ha elaborato per suo conto; per sostenere questa soluzione ci si diffonde a citare la Corte tedesca, la Corte Europea dei diritti dell'uomo, la Cedu. È un fenomeno di invadenza delle Corti frequentissimo e ben noto agli studiosi. Nondimeno viene comunemente accettato e praticato. Certo la nostra Corte non ci dà soltanto un modello negativo. Alla fine di questo lavoro di sottrazione, proprio perché la Corte è stata responsabile, un sistema elettorale emerge. Ma è chiaro che ogni futura scelta legislativa sarà un allontanamento dalla legge elettorale che la Corte ci ha consegnato. 

Lo farebbero anche le ipotesi sul tappeto dell'attuale dibattito politico?


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