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IL PALAZZO/ Le due visioni "inconciliabili" di Renzi e Napolitano

Matteo Renzi e Giorgio Napolitano Matteo Renzi e Giorgio Napolitano

Sicuramente Napolitano vorrebbe che la legge elettorale avesse il gradimento e la maggioranza del governo, per tenere unita la coalizione che sostiene l’esecutivo. Questo è un elemento di garanzia almeno per l’anno in corso per la sopravvivenza del governo. Probabilmente però Napolitano, sulla base dei pronunciamenti che ha fatto in questi due o tre anni, si augurerebbe una legge elettorale che fosse anche più vasta dell’attuale maggioranza. O comunque che non spacchi questa maggioranza. L’auspicio del presidente della Repubblica è quello di approvare una legge elettorale con una base politica che non faccia cadere il governo.

 

Qual è il ragionamento alla base dell’idea che sia meglio l’attuale maggioranza piuttosto che andare a nuove elezioni?

Chi sostiene questa posizione parte dal principio che una crisi di governo e le elezioni in questo momento indebolirebbero la posizione dell’Italia, e ci esporrebbero quindi a qualche speculazione sullo spread e sul costo del debito pubblico. Non consentirebbero inoltre di svolgere adeguatamente il ruolo del semestre italiano.

 

Tra le riforme istituzionali che ha in mente Napolitano c’è anche il semipresidenzialismo?

No, non ci sono le condizioni né per il presidenzialismo né per il semipresidenzialismo. Ammesso che si riesca a fare qualche riforma costituzionale, ciò che si attuerà sarà una revisione del ruolo del Senato. Probabilmente però non nella direzione che immagina Renzi, con un Senato non elettivo espressione diretta delle Regioni e dei maggiori Comuni. Ci sarà tutt’al più un ridimensionamento del numero dei parlamentari e forse qualche variazione dei rapporti tra Stato e Regioni. Il presidenzialismo è invece una speranza quasi miracolistica in un uomo forte che non è quantomeno nelle mie valutazioni.

 

(Pietro Vernizzi)

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