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CRAXI/ "Vogliono rovinare l'Italia", una profezia che attende la smentita

Pubblicazione:domenica 19 gennaio 2014

Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto) Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto)

Qualche settimana prima di morire, l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga andò a trovare a Hammamet un Bettino Craxi stanco e provato. Il leader socialista era stato appena operato in un ospedale tunisino, era gravemente ammalato e sapeva di morire. C'è una fotografia struggente che sigilla il momento dell'addio tra quei due grandi personaggi della tanto vituperata "prima Repubblica". Si vede Cossiga che abbraccia teneramente, con affetto quasi paterno, un uomo seduto, che, anche se volta le spalle alla macchina fotografica, mostra tutta la sua magrezza e la sua prostrazione fisica. Ricordò Cossiga, con commozione, qualche tempo dopo: "Mi disse: Francesco, lo sai, questa è l'ultima volta che ci vediamo".

Quell'immagine rappresenta non solo un momento di grande umanità da consegnare alla storia, ma anche una tragica contraddizione italiana. Il cosiddetto "latitante" veniva abbracciato da un ex presidente della Repubblica, da un senatore a vita. E in quella casa di Hammamet, da tempo c'era una sfilata di amici, uomini politici, giornalisti che andavano a parlare con Craxi.

Nell'Italia, patria indomabile di smemoratezze e rimozioni, vale la pena di ricordare che Bettino Craxi morì il 19 gennaio del 2000 (oggi è il quattordicesimo anniversario), nella sua casa di Hammamet, e il funerale si svolse a Tunisi, nella Cattedrale di Saint Louis, il 21 gennaio, alla presenza di duemila persone.

Ma che cosa vale la pena soprattutto di ricordare? Che in quell'occasione lo Stato italiano (già in epoca di seconda Repubblica) si esibì in una tragica commedia, che superava il classico grottesco. A Roma, in quel 21 gennaio 2000, era da poco in carica il secondo governo di Massimo D'Alema, il primo ex comunista a Palazzo Chigi, che autorizzò i "funerali di Stato". Nella cattedrale di Tunisi erano presenti in rappresentanza del governo niente meno che il ministro degli Esteri, Lamberto Dini, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Marco Minniti, che a un certo punto della cerimonia usciranno da una porta laterale della grande chiesa e verranno contestati. Anche in questo caso l'immagine è storica, perché lo Stato italiano sembra sdoppiarsi in un duplice potere contraddittorio: quello dell'esecutivo che decide "funerali di Stato" e quello della magistratura che considera Craxi un latitante, che è sfuggito alle sentenze delle corti penali.

In quella cerimonia c'era la fotografia perfetta delle contorsioni istituzionali italiane. Fu letto il messaggio di Papa Giovanni Paolo II; il vescovo di Tunisi, Fouad Twal, scelse per l'omelia il Libro delle Beatitudini, scandendo: "Beati i perseguitati dalla giustizia"; nella cattedrale fu inutile trovare un posto per il cognato di Bettino Craxi, Paolo Pillitteri, trattenuto a Milano dal divieto dell'intransigente procuratore generale, Francesco Saverio Borrelli, perché l'ex sindaco di Milano era stato condannato ai servizi sociali.

Un giorno, gli storici faranno veramente i "conti con la storia", soprattutto di questi ultimi venti anni di "seconda Repubblica", ma intanto si possono riassumere, per rendere onore a un leader come Craxi, alcune scelte fatte nella sua vita politica e alcune previsioni sul futuro dell'Italia.


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COMMENTI
19/01/2014 - Gia'. (luciano dario lupano)

Comunistoidi ipocriti e ben foraggiati con la complicita' della santa Magistratura hanno eliminato l'unico che aveva osato opporsi agli Americani! Ipocriti vi rendete conto a quale livello avete portato l'Italia? Ma piu' ancora mi stupisce la grullaggine dei somari che vi votano!!!

 
19/01/2014 - AL MIO AMICO BETTINO (Di Tolve Vincenzo)

La mia Libertà equivale alla mia vita. Ciao Bettino! Senza parole: Politici, parte della Chiesa, Capi di Stato; Scalfaro, Ciampi e Napolitano si comportarono come Ponzio Pilato nel farlo morire in terra straniera anche se l’amava. Bettino è stato un grande Statista!