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SCENARIO/ Renzi e il triplo salto mortale all'italiana

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Enrico Letta (Infophoto)  Enrico Letta (Infophoto)

Il leader di Nuovo Centrodestra ha cantato vittoria per aver fatto saltare l'intesa sul modello spagnolo, che avrebbe "ucciso in culla" la sua fragile creatura, e si accinge a sedersi anche lui al tavolo della trattativa. Con Renzi è aperto un canale di dialogo piuttosto promettente, un terreno di intesa non è impossibile da trovare. 

Anche a Palazzo Chigi dopo il colloquio di sabato si è tirato un mezzo sospiro di sollievo. Letta e i suoi hanno preferito vedere il bicchiere mezzo pieno, sottolineando che l'intesa non riguarda solo la legge elettorale, ma anche due riforme costituzionali, il superamento del bicameralismo perfetto (cioè la marginalizzazione del Senato), e la riscrittura del titolo V della Carta, per far chiarezza fra le competenze statali e quelle delle regioni. Simili riforme, è il ragionamento, richiedono tempi lunghi, e questo chiude definitivamente la finestra elettorale del 2014. 

Letta si rende perfettamente conto però che il suo governo ha il fiato corto, e di conseguenza che dovrà cercare un nuovo slancio. Per ottenerlo non basterà una robusta intesa programmatica sulle cose da fare. Per interpretare "Impegno 2014", il nome del patto di governo cui si lavora in questi giorni, serviranno anche nuovi e più credibili attori. Non sarà facile, ma il rimpasto è diventato ormai una necessità imprescindibile. Nel toto rimpastandi i nomi che circolano sono parecchi: De Girolamo, Cancellieri, Giovannini, Zanonato, D'Alia, e forse persino Saccomanni. Anche ad Alfano potrebbe essere chiesto di scegliere fra il ruolo di vicepremier e quello di ministro dell'Interno. 

Qui si ponte un serio problema per Renzi, se far entrare o no al governo alcuni dei suoi uomini di fiducia. Enrico Letta si augura di sì, perché almeno non correrà il rischio di essere visto al Nazareno come un semplice governo "amico". Per governare per un anno non basta un tiepido appoggio da parte del proprio partito.



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COMMENTI
20/01/2014 - X risolvere presidenzialismo o premierato forte (Carlo Cerofolini)

A parte il fatto che temo che qualunque nuova legge elettorale vedrà – se vedrà - la luce potrà essere impugnata di fronte alla Corte Costituzionale se non sarà molto proporzionale con preferenze, va detto che di sistemi elettorali l’Italia dal dopoguerra ne ha avuti tre: proporzionale puro, mattarellum e porcellum – con nel 2008 il centrodestra con una maggioranza schiacciante – e mai le cose hanno funzionato nel verso giusto, perché il difetto sta nell’assetto costituzionale che non determina un esecutivo “forte” che sia in grado di governare adeguatamente e celermente per rispondere a quelli che sono gli interessi dell’Italia, in coerenza gli impegni presi con gli elettori e quindi occorre una riforma costituzionale che vada in questa direzione. Tutto il resto è ammuina!