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ITALICUM/ La legge Renzi-Berlusconi è incostituzionale

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

La questione delle preferenze è ancor più grave, perché qui (nel documento, ndr) vedo mantenere il sistema delle liste bloccate. Si parla di circoscrizioni con pochi seggi in palio "in modo che i nominativi dei candidati possano essere stampati direttamente sulla scheda".  È questo il punto. Va contro quello che ha detto la Corte: la scelta dell'elettore ci deve essere e non può essere totalmente condizionata dalla volontà del partito.

Nella sua replica, Renzi ha risposto all'obiezione dicendo che poiché le liste saranno corte e i deputati saranno pochi, allora il rapporto tra elettore ed eletto è garantito.
Non è così. Non si può avere un sistema di liste solo bloccate, ha detto la Corte. In altri termini, non è che un partito, selezionando cinque-sei candidati e sottoponendoli al voto dell'elettore, per ciò stesso garantisce la possibilità di scelta. Così facendo lo lascia scegliere, sì, ma entro un ventaglio di nomi stabilito a priori. Invece la Consulta ha detto che non si può non attribuire un minimo di facoltà di scelta all'elettore. Dice anche che ci possono essere sistemi misti; come avverrebbe adottando il listino bbloccato.

In tal caso?
In questo caso il partito presenta, per esempio, 50 nomi, di cui i primi sei fanno parte del listino bloccato. Se la lista vince con pochi voti, quasi sicuramente viene eletto chi sta in listino, ma più voti la lista riceve, più c'è la possibilità che vengano eletti anche i candidati che sono fuori del listino. Questo non può avvenire se il partito decide tutti i nomi stampati sulla sheda.

Pare non esserci un premio da attribuire al secondo turno.
Non ce n'è bisogno, perché, dice il testo, "fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti". Se due partiti in competizione ottengono al primo turno il 34 e il 33%, e al secondo ancora il 34 e il 33, il primo si aggiudica il 53% dei seggi. Al secondo turno partecipano solo la prima e la seconda coalizione del primo turno.

Le riserve che lei ha fatto sulla soglia del 53% valgono anche per il secondo turno?
Certo.

La bozza di Renzi, nella parte dedicata al Senato, prevede una "clausola di salvaguardia": se si vota prima dell'approvazione della riforma, il Senato segue le stesse regole della Camera.
È un altro grosso problema, perché si prevede "l'attribuzione dei seggi anche del premio su base interamente regionale". Il senso è chiaro, ma anche questo va contro la sentenza della Consulta. L'attribuzione al Senato dei seggi sulla base di premi interamente regionali è ancor più incostituzionale delle incostituzionalità rilevate nella legge elettorale della Camera.

(Federico Ferraù)


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COMMENTI
22/01/2014 - elezioni per ll bene comune o per l'ombelico (roberto cagnoni)

La legge elettorale per l'elezione dei Sindaci è entrata in vigore, nella sua forma attuale, nel 1993 ed è stata da più parti definita "un esempio di ingegneria istituzionale andato a buon fine" per la sua capacità di coniugare pregi del sistema maggioritario e del sistema proporzionale. La nomina dei sindaci, di per sé, avviene attraverso un meccanismo maggioritario a doppio turno: il candidato che ottiene al primo turno più del 50% dei voti risulta subito eletto, se nessun candidato ottiene più del 50% dei voti, i due più votati accedono ad un ballottaggio che viene svolto due settimane più tardi. Ogni candidato a sindaco è collegato con uno o più liste di candidati al consiglio comunale. Il 60% dei seggi del consiglio comunale va alle liste collegate al candidato sindaco vincitore, a meno che una lista non collegata al vincitore abbia ottenuto oltre il 50% dei voti nel qual caso (di validità teorica ma non pratica) si ha una coabitazione senza premio di maggioranza. Sia all'interno della coalizione di maggioranza, sia tra le liste di minoranza i seggi sono ripartiti in modo proporzionale ai voti ricevuti. Se noi cambiamo il termine "Sindaco" con "primo ministro" e "consiglio comunale" con "camera dei deputati", il problema è risolto. Se funziona per i sindaci perché non deve funzionare a livello nazionale. Non nascondiamoci dicendo che i sindaci hanno compiti amministrativi, mentre il presidente del consiglio deve interpretare il tipo di società espresso dal voto.

 
21/01/2014 - Eppur si muove (Santino Camonita)

Sono d'accordo con l'amico Luciano Dario: in Italia ogni volta che si tenta in qualche modo di sbloccare questo sistema incancrenito, si grida come il comico Braida " Attentato!!" (alla costituzione). Infatti chi in questi decenni ha fatto di tutto per impedire qualsiasi riforma, sono i stati proprio i falsi riformisti che volevano riformare purché non cambiasse nulla, si sono serviti della costituzione invocandola ad uso e consumo e spacciandosi per i veri paladini e difensori della "costituzione più bella del mondo" ( Mah!!). Fateci caso: ogni volta c'è sempre qualche "saggio" che esterna "la non costituzionalità" di una riforma... e tutto rimane bloccato con spreco di enormi risorse a danno dei contribuenti. Non so come finirà su quello che sta accadendo da qualche giorno tra Renzi Berlusconi e Alfano ma piace pensare come Galileo: Eppur si muove.

 
21/01/2014 - Caro cristiani, irremovibili sulle preferenze (Luigi PATRINI)

E' vero che anche quando c'erano le preferenze (magari 3 o più) i partiti condizionavano le liste, mettendo gli "uscenti" (ovviamente più noti e conosciuti dagli elettori) ai primi posti e qualche persona di secondo piano sconosciuta ai più per completare la lista; ma, comunque, l'elettore poteva scegliere, esprimendo la sua preferenza. Concordo che questo è un punto decisivo: sono lieto che nel PD Cuperlo e i suoi dicano che ci vogliono le preferenze, come Alfano e come i Popolari per l'Italia di Mauro. Spero davvero che quanti si gloriano di essere in politica "da cristiani", oltre che dare il buon esempio in mille altre cose, si impegnino nel sostenere la necessità che le preferenze possano essere espresse: non vogliamo un Parlamento di "designati" dai segretari dei partiti e le liste bloccate - lunghe o corte che siano - sono segno di mancanza assoluta di rispetto per la volontà degli elettori. Concordo anche sul fatto che il quorum per far scattare il premio di maggioranza debba essere alzato: almeno al 40/43%; certo il premio deve assicurare alla coalizione vincente almeno il 55-60% dei seggi.

 
21/01/2014 - uguale o peggio (Claudio Baleani)

1) il sistema proposto mi sembra quasi uguale a quello dichiarato incostituzionale; 2) il problema della governabilità non si risolve con la legge elettorale; 3) questa proposta di nuovo costringe i partiti a mettersi insieme facendo finta di essere d'accordo eppoi sfasciarsi in parlamento; 4) eliminare le preferenze è un atto di barbarie; 5) per il diritto comunitario non si possono fare riforme a meno di un anno dalle elezioni; 6) l'Italia vuole un sistema dove chi vince decide; 7) questo sistema elettorale è pericoloso per la democrazia ed è tendenzialmente autoritario proponendo lo schema che chi controlla i partiti controlla anche il parlamento potendo fare le liste come vuole. L'unica svolta per ottenere la stabilità e nello stesso tempo il confronto democratico (in parlamento e non nelle piazze a bastonate) è il presidenzialismo. Ostinarsi nello schema consociativo in un periodo dove regna la discordia su tutto non funziona per definizione.

 
21/01/2014 - Al solito (luciano dario lupano)

Quando non si vuole fare niente e stare comodamente nella melassa a spese della collettività ci si attacca alla Costituzione!